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mercoledì 20 marzo 2013

Arrosto di petto di tacchino marinato

Cucino raramente il petto di tacchino ma, ogni volta che lo faccio, mi chiedo perché non lo porto più spesso in tavola. Le sue carni bianche sono leggere e digeribili e rappresentano una valida ed economica alternativa al vitello. Questa speciale marinata rende le carni morbide e succose, conferendo all'arrosto un gusto molto fresco e mediterraneo. La ricetta è del solito, geniale Ottolenghi. Potete leggere la versione originale in questa pagina. Le uniche varianti che ho apportato sono state quelle di sostituire il coriandolo con del prezzemolo e una mezza foglia di alloro e di aggiungere la marinata man mano che il tacchino cuoceva. Ottolenghi la fa restringere a parte, in un pentolino, per 15 minuti. L'arrosto e' ottimo anche freddo; idea da considerare per i pranzi estivi.


ARROSTO DI PETTO DI TACCHINO MARINATO
(da "Ottolenghi Cookbook")


Ingredienti per 4-6 persone
1 petto di tacchino (1 kg circa), possibilmente da allevamento biologico
4 cucchiai di foglie di menta
4 cucchiai di foglie di prezzemolo (ci vorrebbe il coriandolo)
1/2 foglia di alloro (mia aggiunta)
1 spicchio d'aglio
60 ml di succo di limone
60 ml di olio d'oliva
125 ml di vino bianco secco
1/2 cucchiaino di cumino in polvere
1/2 cucchiaino di sale fino
1/2 cucchiaino di pepe nero macinato


Mettere tutti gli ingredienti, escluso il tacchino, nel frullatore e avviare il motore per un paio di minuti, ottenendo una marinata liscia. Mettere il petto di tacchino in un contenitore di vetro o di ceramica, versarci sopra la marinata massaggiando un po' la carne per farla penetrare. Sigillare il recipiente con pellicola e trasferirlo in frigorifero, lasciandocelo per 24 ore e girando ogni tanto il tacchino nella marinata. Il giorno dopo, togliere il petto dal recipiente e metterlo in una casseruola che lo contenga a misura. Versarci sopra metà della marinata. Cuocerlo in forno, preriscaldato a 220°C, per 15 minuti; poi abbassare a 200°C e proseguire per altri 15 minuti. Abbassare di nuovo la temperatura a 180°C, aggiungere il resto della marinata e continuare la cottura per altri 30-45 minuti. Lasciar riposare la carne sul tagliere, coperta con un foglio di alluminio,  per 10 minuti,  prima di affettarla. Se il sugo rimasto nella casseruola si fosse molto ridotto, allungarlo con poca acqua bollente, battendolo con una frustina per amalgamare perfettamente la salsa. Versarla sopra le fette di arrosto e servire con un contorno a piacere. Io l'ho presentato con un mix di patate e patate dolci arrostite al forno con olio e rosmarino.

Annota bene: l'arrosto e' ottimo anche freddo, servito con un mix di insalatine da taglio e una salsa a piacere. In estate trovo perfetta questa.


martedì 19 marzo 2013

Melanzane marinate con tahini e origano

Uno squisito antipasto, o un contorno, che ho già preparato più volte: fresco, invitante, colorato, saporito. Un piccolo anticipo d'estate, quando le melanzane saranno al loro massimo. La ricetta è un adattamento di quella trovata nel libro "Ottolenghi. The cookbook"; ho sostituito il coriandolo con il prezzemolo (purtroppo, dalle mie parti, di coriandolo neanche a parlarne. Dovrò aspettare la bella stagione per seminarlo in vaso), usato due melanzane medie anziché tre piccole(le ho pure tagliate diversamente), messo meno aglio nella salsa tahini. Probabilmente, in giro per il web si trova la ricetta originale. Provatela, perché è davvero notevole. 

MELANZANE MARINATE CON TAHINI E ORIGANO
(da una ricetta di Yotam Ottolenghi)



Ingredienti per 4 persone 
2 melanzane medie (700 g)
olio d'oliva per pennellarle
sale e pepe nero di mulinello

Per la marinata 
1 peperoncino rosso, mediamente  piccante
2 cucchiai di prezzemolo tritato (ci vorrebbe il coriandolo)
2 cucchiai di origano fresco tritato
1 spicchio d'aglio, grattugiato
3 cucchiai di succo di limone
4 cucchiai di olio extravergine
sale fino
pepe nero di mulinello

Per la salsa tahini
150 ml di pasta tahini
150 ml di acqua
80 ml di succo di limone
1/2 spicchio d'aglio, grattugiato
sale



Lavare le melanzane, privarle del gambo e tagliarle verticalmente a metà, poi ogni metà in 3 pezzi. Foderare una placca con carta forno bagnata e strizzata, disporvi sopra i pezzi di melanzana, pennellarli con olio, salarli e peparli. Cuocerli in forno caldo a 180°C per circa 30', finché saranno morbidi. Nel frattempo, preparare la marinata. Versare in una ciotola l'olio, il succo di limone, il sale, il peperoncino tagliato a dadolini, una bella macinata di pepe e le erbe aromatiche. Quando le melanzane saranno pronte, disporle sopra un vassoio e ricoprirle con la marinata. Farle riposare a temperatura ambiente per un un'oretta poi servire con una ciotolina di salsa tahini. 

Salsa tahini: mescolare in una ciotola, con l'aiuto di un frustino, tutti gli ingredienti. Versare in un piccolo contenitore, tappare e conservare in frigo. 


lunedì 18 marzo 2013

Pappardelle con porcini, pomodorini al forno e pecorino

Ho avuto modo di dire altre volte che le migliori ispirazioni gastronomiche da cui traggo spunto per le mie ricette le ricevo o da visite in buoni ristoranti, o presso la tavola degli amici. Questo primo piatto non fa eccezione e, a mio parere, nella sua semplicità è buonissimo. L'ho gustato a casa di amici qualche sabato fa; il padrone di casa, cuoco per diletto, mi ha raccontato di averlo imparato a sua volta da un ristoratore abruzzese presso il quale aveva fatto sosta tempo addietro. La pasta utilizzata è quella prodotta nella zona della Majella, tanto per stare geograficamente in tema con il luogo d'origine della ricetta, e si tratta di pappardelle secche, fatte con sola farina di grano duro e acqua.

PAPPARDELLE CON PORCINI, POMODORINI AL FORNO E PECORINO 


Ingredienti per 4 persone
400 g di pomodorini Pachino
1 spicchio d'aglio
pangrattato q.b.
un buon pizzico di origano secco
qualche rametto di timo fresco
40 g di scalogno tritato
500 g di porcini surgelati (o freschi, in stagione)
timo
maggiorana
qualche cucchiaiata di olio extravergine
sale
pepe nero di mulinello
250 g di pappardelle
lamelle di pecorino fresco

Preparare una placca da forno; ricoprirla di carta forno bagnata e strizzata; adagiarvi sopra i pomodorini tagliati a metà, leggermente strizzati per eliminare i semi e l'acqua di vegetazione. Cospargere con un pizzico di sale, una manciata di pangrattato, un po' di origano secco e di timo fresco, fettine di aglio, un filo d'olio. Cuocere in forno a 180°C per circa 30'. Nel frattempo, tagliare i porcini a lamelle e farli saltare in un soffritto di olio e scalogno per una decina di minuti. Condire con sale e una macinata di pepe, profumando con foglioline di timo fresco e maggiorana.  Lessare le pappardelle al dente in acqua bollente salata; prelevarle con il ragno e trasferirle direttamente nella padella dei funghi. Saltare brevemente la pasta poi unire i pomodorini, mescolando delicatamente e aggiungendo eventuale acqua di cottura, qualora si richiedesse. Servire nei piatti individuali, decorando con qualche lamella di pecorino giovane che, con il calore della pasta, fonderà morbidamente.


venerdì 15 marzo 2013

Pane alla frutta secca

Il pane che vi propongo può trovare occupazione sia in versione dolce che salata. Di sapore abbastanza neutro, infatti, si presta ottimamente ad essere servito in entrambe le varianti. A colazione, appena sfornato, è ottimo spalmato di marmellata; il giorno dopo è meraviglioso tagliato a fette, passato per qualche minuto nel tostapane e infine  cosparso di sciroppo d'acero. I suoi profumi riempiranno la casa di un gradevolissimo aroma di spezie e di panettone. In versione salata può essere utilizzato per il brunch, in abbinamento ad una crema di formaggio preparata con formaggio fresco di capra, trito di maggiorana e basilico, un cucchiaino di miele e una macinata di pepe. 

 PANE ALLA FRUTTA SECCA
(da una ricetta di Danilo Angè)

Ingredienti per 4 filoni di pane:
1 kg di farina 00
100 g di semola di grano duro
60 g di miele d'acacia
50 g di zucchero
10 g di sale
2 uova
125 g di albicocche secche, tagliate a cubetti
100 g di noci Macadamia, sgusciate e grossolanamente tritate (vanno bene anche le noci nostrane)
80 g di pistacchi, pelati e lasciati interi
80 g di pinoli
100 g di mandorle, sbucciate e grossolanamente tritate
10 g di cannella in polvere
la scorza grattugiata di 2 arance non trattate
60 g di burro
250 g di latte fresco
250 g di acqua
45 g di lievito di birra
1 uovo per spennellare il pane


Setacciare le due farine e metterle in planetaria con il miele, lo zucchero, il sale, le uova, la cannella e la scorza delle arance. Unire il burro fuso, tiepido, e poi il lievito, fatto sciogliere in 100 g della dose prevista di latte. Cominciare a mescolare con il gancio, aggiungendo gradualmente  il resto del latte e poi, poca alla volta, l'acqua, in modo da ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Aggiungere infine tutta la frutta secca, lavorando a bassa velocità per pochi minuti. Praticare nell'impasto un taglio a croce, coprire la ciotola con pellicola e porre a lievitare fino al raddoppio del volume. Trascorso il tempo di lievitazione, riprendere l'impasto, dividerlo in quattro pezzi (meglio pesarli per avere pani di grandezza uniforme) e formare i filoni. Disporli su due placche ricoperte di carta forno, spennellarli con l'uovo sbattuto e lasciarli lievitare per un'ora; spennellarli di nuovo con l'uovo e cuocerli in forno caldo a 170°C per circa 45 minuti.
Ovviamente si può ridurre la dose di lievito di birra, che nella ricetta d'origine era ancor più abbondante (60g), ma i tempi di lievitazione si allungheranno proporzionalmente.


 Annota bene: per ragioni di praticità, preferisco fare l'intera dose di impasto che, una volta cotto, divido in porzioni a me confacenti (calcolo come porzione mezzo filone); avvolgo in carta forno e poi in carta alluminio e congelo immediatamente. Quando mi serve, tolgo il pane dal freezer la sera prima e lo lascio scongelare a temperatura ambiente, poi gli do una leggera riscaldata in forno per risvegliarne la fragranza.

mercoledì 13 marzo 2013

Fumata bianca: abbiamo il nuovo Papa!



Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi":

Fratelli e sorelle, buonasera! 
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre] 

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella! 

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. 

[…] 

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. 

[Benedizione] 

 Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo! 

testo preso da qui

lunedì 11 marzo 2013

Il sole d'inverno: la marmellata di arance

Ho sempre preparato una squisita marmellata di arance con una ricetta regalatami qualche anno fa da un conoscente - grande professionista nel suo campo e appassionato gastronomo nel tempo libero - ma il procedimento richiedeva, purtroppo, un grande scarto della materia prima, dato che si utilizzava la sola polpa delle arance Navel. Ultimamente, sfogliando una vecchia rivista di cucina datata 1988, ho trovato questa ricetta che, con qualche modifica (diminuzione della dose di zucchero, prolungamento del tempo di cottura, decisamente insufficiente nell'originale,  e riduzione in purea grossolana della polpa), ha completamente soddisfatto il mio gusto e il mio legittimo desiderio di ottimizzare al massimo il prezioso agrume.

MARMELLATA DI ARANCE


Ingredienti:
3 chili di arance varietà Tarocco, biologiche
1,8 kg di zucchero
1,5 litri di acqua minerale naturale

Il procedimento è un po' laborioso ma ripagherà della pazienza. 
Lavare e spazzolare molto bene le arance sotto acqua corrente, poi metterle in una grande pentola; ricoprirle di abbondante acqua e portare tutto a bollore. Calcolare 10 minuti di cottura da quel momento, poi scolare le arance e metterle a bagno in abbondante acqua (io ho usato, come contenitore, un secchio di plastica nuovo), lasciandovele immerse per 48 ore e cambiando l'acqua due volte al giorno. Trascorso questo tempo, eliminare l'acqua e tagliare le arance ciascuna in 8 spicchi, eliminando eventuali semi e pellicine. Preparare uno sciroppo mettendo in una pentola 1,5 litri di acqua minerale e 1,3 kg di zucchero. Far bollire per 5 minuti poi versare sulle arance, precedentemente messe in un capace recipiente di vetro o di ceramica. Coprire con pellicola e lasciar macerare per 48 ore. Sgocciolare le arance e tagliarle a fettine sottili. Rimettere lo sciroppo in una pentola, aggiungendovi altri 500 g di zucchero. Portare a ebollizione, poi unire le arance e cuocere per 10 minuti. Usando il frullatore ad immersione, ridurre il tutto in una purea alquanto grossolana (consiglio di assaggiare la marmellata e, nel caso fosse ancora troppo amara per i vostri gusti, aggiungere un etto di zucchero in più), poi rimettere sul fuoco e cuocere per ancora 20 minuti circa o finché si raggiungeranno i 103° C.  Arrivati a questo punto, versare la marmellata nei vasetti, precedentemente sterilizzati e ancora caldissimi, tappando con capsule nuove. Capovolgere fino a quando si sarà formato il sottovuoto, poi etichettare e riporre in dispensa.
Con queste dosi si riempiono 8 barattoli medi e 2 piccoli.

Annota bene: se si vuole donare alla marmellata una nota particolare e raffinata, unire un bicchierino di Grand Marnier appena prima di invasare.


Pere al vino rosso speziato con spuma di bonet

La preparazione delle pere al vino rosso è quella tradizionale, ho solo arricchito la varietà delle spezie usate, ma la presentazione si discosta dal solito. Si può seguire il suggerimento dello chef Angè, tagliando le pere a cubetti, ponendole a cerchio sul piattino da dessert e guarnendo con la spuma di bonet e una riduzione del vino oppure offrirle, sempre a cubetti, dentro un bicchierino, alternate ad uno strato di yogurt (o panna montata) e alla spuma di bonet. Nel primo caso le dosi basteranno per 6 porzioni, nel secondo si riempiranno 12 bicchierini. 

 PERE AL VINO ROSSO SPEZIATO  E SPUMA DI BONET


Ingredienti per le pere al vino rosso speziato:
6 pere, varietà  Abate o Conference , sode e di medie dimensioni
6 dl di vino rosso corposo
la scorza e il succo di un'arancia non trattata
130 g di zucchero semolato
3 chiodi garofano
1/2 baccello di vaniglia
1 stecca di cannella
1 cucchiaino di pepe Sarawak in grani
1/2 cucchiaino di coriandolo in grani
3 stelle d'anice

Il giorno prima: versare il vino in una casseruola, unire lo zucchero, le spezie,  il succo dell'arancia e la sua scorza, prelevata con un pelapatate badando di non lasciar rimanere attaccato l'albedo. Portare ad ebollizione, mantenendola per una decina di minuti. Immettere le pere nel liquido profumato, coprire con un coperchio e portare a cottura (occorreranno 30 minuti circa).  Prelevare le pere con un mestolo forato, disporle in un recipiente e far ridurre il vino fino a consistenza sciropposa. Versarlo sopra le pere e far raffreddare. Conservare in frigo per una notte.
Preparare la spuma di bonet, metterla nel sifone e lasciarla riposare per una notte.

SUGGERIMENTI DI PRESENTAZIONE

Per 6 porzioni:
Tagliare le pere a cubetti. Prendere un coppapasta rotondo, metterlo al centro del piatto da dessert e riempirlo con una pera a cubetti. Guarnire con uno spuntone di spuma di bonet, un ciuffo di panna montata spolverato di cacao e la riduzione di vino speziato. Proseguire nello stesso modo per le restanti porzioni.


Per 12 bicchierini:
Tagliare a cubetti le pere. Versare due confezioni di yogurt greco con % di grassi in una ciotolina; amalgamarvi 2 cucchiaini di miele di acacia. Disporre sul fondo del bicchierino un cucchiaio di yogurt; aggiungere 1/2 pera a cubetti , un cucchiaio della riduzione di vino e la spuma di bonet. Proseguire con le restanti porzioni.

venerdì 8 marzo 2013

Spuma di bonet

Questa squisita spuma al sapore di bonet, il tradizionale budino di origine piemontese, è un'invenzione dello chef Danilo Angè; io ho solo ridotto le dosi  degli ingredienti e  scritto qualche dettaglio in più sul metodo di preparazione. Abbinata alle pere cotte nel vino rosso (altra classicissima ricetta piemontese) è una vera goduria che si può servire o nel modo fotografato o, mia personale variante, stratificata in bicchierino con un fondo di yogurt greco, arrotondato nel gusto da un cucchiaino di miele, e dalle pere in dadolata. Seguirà ricetta completa.


SPUMA DI BONET 
(da una ricetta di Danilo Angè)

Dosi per 12 bicchierini

200 g di latte fresco intero
200 g di panna fresca
4 tuorli
un pizzico di sale
50 g di zucchero
12 g di cacao amaro
52 g di cioccolato fondente 50% di cacao
48 g di amaretti Vicenzi ridotti in polvere
2 cucchiai di rhum 

Scaldare il latte e la panna. A parte, battere brevemente i tuorli con il sale e lo zucchero. Versarli dentro il liquido bollente e cuocere fino a 84°C (io levo dal fuoco a 82°C). Nel frattempo, mettere In una bacinella il cacao setacciato, il cioccolato fatto a pezzetti e gli amaretti ridotti in polvere. Versarci sopra la crema calda e stemperare accuratamente il tutto. Immediatamente dopo, filtrare al colino cinese e aggiungere il Rhum. Far raffreddare, poi versare nel sifone. Introdurre una capsula, agitare 3 o 4 volte e mettere a riposare in frigorifero per una notte (la spuma rimane molto più stabile). Prima di servire, agitare ancora il sifone 3 o 4 volte. 

Annota bene: se si vuole ottenere una spuma ancora più ferma, unire alla crema inglese 1/2 foglietto di gelatina.

mercoledì 6 marzo 2013

Insalata di carciofi e gamberi

Un classico antipasto, leggero ma gustoso, molto indicato in questa stagione. Far macerare per un po' di tempo i carciofi nel succo di limone salato, contribuisce ad ammorbidirne le fibre e a renderli piacevolmente teneri.



Ingredienti per due persone

2 carciofi con le spine
succo di mezzo limone, sale, olio extravergine

una quindicina di gamberi freschissimi

per il brodo:
mezza cipolla, due anelli di porro, qualche gambo di prezzemolo, una carota, mezzo gambo di sedano, una foglia di alloro, uno spicchio d’aglio, due dita  di vino bianco secco, 1 litro d’ acqua, 1 cucchiaio scarso di sale grosso, granelli di pepe

per il condimento dei gamberi:
sale, pepe bianco, succo di mezzo limone, 2 cucchiai di olio extravergine delicato.


Eliminare il gambo e le foglie più dure del carciofi; tagliarne le punte; dividerli in due per la lunghezza e privarli dell'eventuale fieno. Gettarli, man mano che vengono pronti, in una bacinella piena di acqua e succo di limone. Completata questa operazione, asciugarli nella carta da cucina e tagliarli a fettine sottili. Preparare una ciotola con il succo di limone e un bel pizzico di sale. Battere con una frustina per far sciogliere il sale. Farvi macerare i carciofi per un’ora abbondante, avendo cura di rivestirli bene con la marinata.
Nel frattempo, preparare il brodo con tutti gli ingredienti descritti, facendo  sobbollire il liquido per una mezz’oretta. Trascorso questo tempo, gettarvi i gamberi, precedentemente risciacquati sotto acqua corrente, privati della testa, del carapace  e del filo nero intestinale. Appena riprende l'ebollizione, spegnere il fornello e farli riposare per un minuto. Scolarli con cura e condirli immediatamente con la salsa, preparata in questo modo:sciogliere una presa di sale nel succo di limone; unire a filo l'olio, battendo con una frustina per emulsionare il tutto. Completare con una macinata di pepe.
Riprendere la ciotola con i carciofi; scolare via il succo di limone rimasto sul fondo e condirli con un cucchiaio abbondante di olio extravergine e una macinata di pepe. Regolare di sale.
Disporre su di un piatto di servizio un letto di carciofi e adagiarvi sopra i gamberi con il loro condimento.

Annota bene: non gettare il brodo di cottura dei gamberi; aggiungervi le teste e i carapaci tenuti da parte; bollire ancora mezz'ora e utilizzare il brodo, diluendolo se necessario con dell'acqua,  per un risotto di pesce.

giovedì 28 febbraio 2013

Insalata di riso selvatico

Nonostante il tempo meteorologico attuale non sia dei più estivi, questa insalata di riso selvatico può entrare a buon diritto nei nostri menu, purché servita a temperatura ambiente e non fredda di frigorifero. E' molto diversa da quelle a cui siamo abituati, sempre troppo ricche di ingredienti di origine animale e, come in molte ricette di Ottolenghi,  frutta secca e aromi hanno un ruolo predominante , apportando croccantezza e sapore alla preparazione. In questo particolare caso, anche la varietà del riso fa la differenza. Il riso selvatico, leggo su Wikipedia,  è un cereale simile al riso, ottenibile da alcune specie di Zizania che sono tipiche di zone selvatiche umide, in clima freddo o temperato, soprattutto in Nord America ed in Cina. Il cereale ottenuto, è definito negli Stati Uniti ed in Canada come “wild rice”, “indian rice”, “water oats”. Il genere Zizania è molto affine ad Oryza (il comune riso) con il quale condivide in buona parte il portamento della pianta e l'ambiente vitale, costituito da zone paludose o di sponde allagate di fiumi lentamente scorrenti. A differenza di Oryza, che è adatto a climi con temperature piuttosto elevate e relativamente costanti, il genere Zizania è adattato in genere a climi più freschi se non decisamente freddi. A me piace moltissimo sia il suo gusto che la particolare consistenza, molto diversi dal riso comune. Di solito, lo trovavo in vendita  confezionato insieme al riso  a grana lunga, ma recentemente l'ho comprato anche da solo, dal mio fornitore di frutta secca.

INSALATA DI RISO SELVATICO
(da una ricetta di Yotam Ottolenghi)



Dosi per 2 persone

100 g di riso selvatico
30 g di pistacchi pelati
80 g di albicocche secche, immerse in acqua calda per 5 minuti
12 foglie di menta, tritate
30 g di rucola
1 cipollotto, tritato
succo e scorza grattugiata di 1/2 limone, biologico
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
1/2 spicchio d'aglio, grattugiato
sale marino e pepe nero appena macinato

Mettere il riso in una grande pentola e coprirlo con abbondante acqua; portare ad ebollizione; salare con una manciata di sale grosso, poi abbassare la fiamma e cuocere  fino a quando il riso sarà al dente (il mio ci ha impiegato circa 20 minuti). Scolare e sciacquare sotto l'acqua fredda. Mentre il riso cuoce, tostare a secco i pistacchi in una padella antiaderente. Tritarli grossolanamente con un grosso coltello. Scolare le albicocche, asciugarle in un foglio dicarta da cucina e tritarle grossolanamente. In un'insalatiera mescolare il riso, le albicocche e i pistacchi.  Mettere l'olio in una ciotolina; aggiungere l'aglio grattugiato, il cipollotto, il succo e la scorza grattugiata del limone, sale, pepe e la menta tritata. Mescolare accuratamente con una forchetta e versare sul riso.  Aggiustare di sale e aggiungere la rucola, spezzettata con le mani.

Annota bene: se si intende preparare l'insalata di riso con qualche ora d' anticipo (il sapore se ne giova), unire solo all'ultimo la rucola.