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mercoledì 19 gennaio 2011

Ristorante Veranda. Cama (Svizzera)


Venerdì 7 gennaio. Un appuntamento che sta ormai diventando tradizionale, nel nostro gruppo di amici, quello con il Ristorante Veranda, a Cama, in Val Mesolcina, dove si può ancora degustare una sella di capriolo alla Baden-Baden cucinata come si deve.



Partendo da Milano, il percorso dura circa un'ora e mezza. Lasciata la Milano-Laghi (direzione Como), si prende l'autostrada Lugano-Bellinzona con direzione San Bernardino, si esce a Roveredo, proseguendo per la strada cantonale fino a Cama. Il paesaggio non è dei più ameni; le valli sono strette tra ripidi pendii e sono poco soleggiate, ma gli abitanti del luogo riscaldano l'ambiente, con la loro simpatia e la grande cordialità.




Il ristorante è a conduzione familiare, frequentato abitualmente da avventori locali: in sala c'è la simpaticissima Katia, coadiuvata da Amandio, mentre in cucina c'è la mamma, la signora Liliana, e qualche aiutante. L'ambiente è semplice ma confortevole, dà quasi l'impressione di trovarsi all'interno di una casa borghese. All'ingresso ci sono un paio di stanzette molto spartane ma la sala principale, quella che ci è stata riservata (siamo in undici), è caratterizzata da un bel soffitto a cassettoni, da cui pende un importante lampadario di cristallo, e da alcuni dettagli ricercati. Un'angoliera in noce, colma di oggetti in ceramica, accentua il sapore familiare della stanza.


Il menu si apre con un assaggio di salumi nostrani, a base di carne secca e prosciutto leggermente affumicato (ottimi), accompagnato da sottaceti casalinghi.

Ma ecco che la solerte Katia, insieme all'aiutante, già si affaccenda intorno a noi, portando piatti caldi "Attenzion, scior, ai shcòten! - attenzione, signori, scottano!" e due scaldavivande: la strumentazione necessaria per accogliere degnamente sua maestà il capriolo. Il filetto, presumibilmente, è stato cotto a parte ed adagiato, già affettato, sulla sella, arrostita per conto suo. Il tutto è ricoperto da una piacevole salsa ai funghi cantarelli e contornato dalle tradizionali guarnizioni: spätzli verdi al burro fuso, pere e pesche con marmellata di ribes, cavolini di Bruxelles e le incantevoli, magnifiche castagne glassate, una vera leccornia.




Come accompagnamento al pasto abbiamo scelto alcune bottiglie di Roncaia Merlot del Ticino DOC.

In conclusione, è stata particolarmente indovinata la proposta di una serie di sorbetti digestivi, annaffiati da appropriati distillati: mela verde e calvados, uva fragola e grappa, limone e vodka. Caffè e ammazza caffè. Un conto sui settanta euro a cranio. Un'esperienza da ripetere sicuramente anche l'anno prossimo.

5 commenti:

  1. Adoro la Svizzera, uno dei pochi paesi insieme all'Austria in cui vivrei volentieri.
    Caspita che menù.
    Chissà come si fanno le castagne glassate

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  2. Posso prenotarmi anch'io per il prossimo anno??? Vai in posti che vorrei vedere io e mangi cose che vorrei mangiare io.....cavoli!!!

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  3. @Germana: condivido, anche se la vita in Svizzera non e' tutta rose e fiori, almeno cosi' mi dice la mia amica di Lugano. Le castagne credo vengano piu' o meno cucinate come quelle della ricetta che ho scritto qui sotto, solo non penso mettano il cacao e la vaniglia. Abbiamo provato a chiedere la ricetta ma, come tutti i ristoratori, sono rimasti un po' sul vago.
    @Fabiana: perche' no? il cibo e' buono e la compagnia, ti assicuro, ottima :))
    un abbraccio

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  4. Ci voglio andare...quegli affettati, poi...sembrano petali!!!
    Cinzia

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  5. ciao Cinzia. Domani mettero' un post dedicato alla macelleria-salumeria dove vendono quella favolosa carne secca.
    a presto

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