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domenica 4 novembre 2007

Novembre. Il pan di mort




Ricordo molto bene che, in un non lontanissimo passato, era usanza, nella nostra cerchia familiare, radunarci la sera del 1° novembre nella casa della nonna materna, recitare il rosario in suffragio delle anime dei defunti e poi gustare le castagne lessate (pelee). Un grande fuoco era acceso nel camino, una buona occasione per preparare anche le caldarroste, cotte dentro un’enorme padella di ferro - dal fondo bucherellato - che si agganciava alla catena del focolare.

Era una tradizione molto sentita e un’occasione per ricordare tanti episodi del passato. Finita la serata, la nonna lasciava sul tavolo una scodella con delle castagne e una bottiglia di vino: i trapassati sarebbero venuti la notte a visitare la casa dove erano vissuti, per rendersi conto delle novità dell’anno. Gli adulti, che amavano raccontare a noi bambini le “storie di paura”, raccomandavano di non farci trovare svegli durante quella notte poiché nessuno poteva disturbare la processione dei morti che sarebbe avvenuta dopo la mezzanotte. A questo proposito, la voce popolare narra la storia di una donna che, più curiosa degli altri, volle rendersi conto di ciò che sarebbe successo. Si nascose dietro l’uscio di casa con una piccola lanterna e attese l’arrivo della processione: le anime dei trapassati camminavano lente, tenendo ciascuna una candela accesa in mano. Ad un tratto, un soffio di vento spense il lume della curiosa e la donna, istintivamente, lo porse all’anima che passava in quel momento perché glielo riaccendesse. Quella porse la sua candela e la donna afferrò il cero per accostarlo alla lanterna. Improvvisamente, tutto scomparve e la malcapitata si trovò in mano una tibia. Tremando, aspettò che arrivasse il mattino e si recò immediatamente dal parroco, per un consiglio sul da farsi.Questi, dopo averla rimproverata aspramente per aver disturbato la pace dei morti, le consigliò di aspettare un anno e di affacciarsi nuovamente alla porta durante la notte della processione: avrebbe notato venire avanti un’anima zoppicante; a quella avrebbe dovuto rendere la tibia. Tutto accadde come era stato previsto dal sacerdote ma la disgraziata non resse all’emozione e la trovarono morta il mattino seguente, accasciata sulla soglia di casa.
Durante questo periodo, mia mamma prepara ancora una grande quantità di dolci chiamati PAN DEI MORT, che poi regala agli amici e ai conoscenti che passano a trovarla.

PANE DEI MORTI (PAN DI MORT) della nonna Laura
400 g biscotti secchi tipo Oswego o Oro Saiwa
100 g di amaretti Vicenzi
250 farina bianca
280 g di zucchero
½ bustina di lievito per dolci
100 g fichi secchi
100 g uvetta sultanina
100 g mandorle sbucciate
50 g scorze d’arancia candite
40 g cacao amaro in polvere
½ cucchiaino di cannella
4 albumi
vino bianco secco q.b.
zucchero a velo q.b.
Lavare l’uvetta e metterla in ammollo in un po’ d’acqua tiepida per una decina di minuti.Indi, scolarla e sciugarla bene in un panno carta. Tritare in polvere i biscotti e le mandorle. Tagliuzzare finemente sia i fichi secchi che le scorze d’arancia candite. In un recipiente, fare la fontana con la farina setacciata con il lievito e il cacao, lo zucchero, la cannella, i biscotti, le mandorle, i fichi secchi, l’uvetta e i canditi. Versare nel cratere gli albumi, amalgamare bene, unire tanto vino bianco quanto basta ad ottenere un impasto lavorabile. Impastare per una decina di minuti, poi formare dei panetti leggermente appiattiti e allungati alle estremità. Adagiarli sulla placca ricoperta da carta forno e cuocere a 180° per circa 25 minuti. Si devono seccare.Una volta freddi, spolverizzarli con abbondante zucchero a velo. Sono migliori se gustati dopo qualche giorno di riposo. Conservare in scatole di latta ben chiuse.

2 commenti:

  1. Grazi per questa ricetta e per il bellissimo post carico di ricordi! Io sono della provincia di Monza (Seregno per l'esattezza) e mi piace riproporre nel mio blog anche le ricette della tradizione. Da tempo volevo riproporre anche il Pan di mort e ora finalmente ho la ricetta! Grazie

    Chiara

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  2. Ciao, Chiara! grazie di aver commentato questo post a cui tengo in modo particolare. La ricetta è super collaudata e quindi puoi andare sul sicuro; questi dolci si conservano per parecchio e direi quasi che migliorano con il passare del tempo.
    un abbraccio

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