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mercoledì 1 giugno 2011

Tombola!

vedete questa foto?
[brasato-005.jpg]

l'ho pubblicata sul mio blog tanto tempo fa, a corredo della ricetta di brasato al vino (vedi qui). Adesso provate a digitare "brasato" su Google Immagini e vedrete quante ne saltano fuori e quanti siti si sono appropriati della stessa, dimenticandosi naturalmente di indicarne la fonte.
Per facilitarvi l'operazione, guardate qui, oppure qui e anche qui
Dove poi tocchiamo il fondo e' su questo sito, dove addirittura si sono premurati di "firmare" la foto rubata.
Che pena!

domenica 8 maggio 2011

Auguri, mamme!

A tutte le mamme, a quelle che già lo sono e a quelle che lo stanno per diventare, a quelle che lo sognano e a quelle che lo sono spiritualmente... TANTI AUGURI!





Dove non basta il mare

Non lo può certo sapere
questa foglia dell’ulivo
il nome di quel vento
che la vuole far cadere
Ma io so sarà lo stesso
che soffierà il mio cuore
in quel luogo dietro i luoghi
dove non basterà il mare

Lus ch'a si viout / Luce che si vede
lus ch'a s'impie / luce che si accende
ch 'a bat su pa foe / che batte sulla foglia
e pò a suale vie / e poi vola via
il sua di une sisile / il volo di una rondine
das monts infint al mar / dai monti fine al mare
tal gir di une stagjon / nel giro di una stagione
tal gir ... da pais a pais" / nel giro ... da paese a paese

Non lo può certo sapere
questa terra cosi rossa
quante gocce della pioggia
la faranno respirare
ma raddrizzo le saette
con in mano questo fiore
se sospiro so che il tuono
perde il suo rumore

Si stu ventu ci vulau / Se questo vento ci ha disperso
tutti i petali du ciuri / tutti i petali del fiore
sutta a terra u seme premi / sotto la terra il seme già preme
mi si f'faccia sutta u suli / per affacciarsi sotto al sole

Non lo può certo sapere
questo tronco ormai sfinito
quante lacrime son scese
a bagnare il mio sorriso
Quante volte io ho mentito
quanti sogni ho ricucito
quanto tempo io ho cantato
per chi era partito

Veni pure tu / Vieni anche tu
scinna pure tu / scendi anche tu
supra sta terra / su questa terra
carne ca ni stringia / carne che ci stringe
sona pure tu / suona anche tu
canta pure tu / canta anche tu
parole ca nun morano / parole che non muoiono

Non lo può certo sapere
questo vecchio addormentato
che sopra il suo cuscino
il mio bacio gli ho lasciato
gli altri baci io li porto
dove non vi posso dire
in quel luogo oltre i luoghi
dove non basterà il mare

Pos geireìzei i ghi sto àpeiro / Come gira la terra nell' universo
kai me t' àstra koubenteiàzei / e conversa con le stelle
kai sou geìrepsa lighàki / ti ho chiesto da bere
ma den mou 'doses na piò / ma non me l'hai dato
Pos geireìzei i ghi sto àpeiro / Come gira la terra nell' universo
kai me t' àstra koubenteiàzei / e conversa con le stelle
ma den ècho stin kardeià / ma non ho nel mio cuore
tin agàpi tin gleikeià, gleikeià" / l' amore mio quello dolce

Testo e traduzione © Copyright 2001 - 2011 cauboi.it

domenica 1 maggio 2011

domenica 24 aprile 2011

giovedì 21 aprile 2011

Giovedì santo

Lavanda dei piedi - Sieger Köder
immagine dal web
Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».


Sul dipinto vediamo Gesù e Pietro che s’inchinano profondamente l’uno verso l’altro. Gesù è inginocchiato, quasi prostrato davanti a Pietro in un gesto assoluto, non si vede nemmeno il suo volto. In questo momento Gesù è soltanto servizio per quest’uomo davanti a lui. E così vediamo il suo volto rispecchiato nell’acqua, sui piedi di Pietro.
Pietro s’inchina verso Gesù. La sua mano sinistra ci parla di rifiuto: “Signore, tu lavi i piedi a me?” (Gv 13,6). La sua mano destra e il suo capo, in contrasto, si appoggiano con tutto il loro peso sulla spalla di Gesù. Pietro non guarda al Maestro, non può vedere neppure il suo volto che appare nel catino.
Nel Vangelo di Giovanni Gesù risponde alla domanda esitante di Pietro: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo” (Gv 13,7). E’ questa parola che si rispecchia nell’immagine. Adesso, in questa situazione, non conta il capire ma l’incontro, l’accettare un’esperienza. Il corpo di Pietro è un corpo che vive un processo, un incontro dalla testa ai piedi, una persona che scopre il suo bisogno di essere lavato, una persona che scopre allo stesso tempo la sua dignità. Sono bisognoso che il Maestro mi lavi i piedi, sono degno che lui mi lavi i piedi...
Di conseguenza non è il volto di Gesù che è al centro dell’immagine, ma il volto luminoso di Pietro sul quale si riflette il segno della dignità riacquistata.
Lo sguardo di Pietro è diretto verso i piedi di Gesù. Questi piedi sono smisurati, soltanto all’occhio di chi guarda l’immagine.Dallo sguardo di Pietro ci lasciamo condurre a questi piedi e scopriamo con lui che nell’esperienza che sta vivendo, intuisce una chiamata ad un servizio. “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. (Gv 13,15). Pietro capisce in questo momento che il suo impegno sarà quello di ripetere gli stessi gesti di Gesù, non solo verso di lui, ma anche verso ogni fratello, verso il corpo di Cristo, il suo corpo ecclesiale.Dietro i personaggi, vediamo sul tavolo un calice con il vino e un piatto con il pane spezzato, elementi non relegati sullo sfondo, ma avvicinati all’evento che si vive al centro dell’immagine. La luce che emana il vestito di Gesù si riflette pure sull’angolo della tovaglia.C’è anche l’ombra delle due persone che abbraccia questi segni dell’Eucaristia, si tratta di un unico incontro. E’ la stessa luce che illumina pane e vino, le mani e i piedi del discepolo e del Maestro. E’ la luce della fedeltà di Dio alla sua alleanza, la luce dell’abbandono di Gesù nelle mani del Padre, la luce della salvezza. Il pittore, Sieger Köder, utilizza spesso il blu come colore della trascendenza. Il tappeto blu contrasta con i colori marroni, i colori della terra, che predominano nell’immagine. Il tappeto blu indica che il cielo si trova ora sulla terra, lì dove si vive il dono di sè per l’altro.L’immagine ci dice: se noi cristiani stiamo cercando il volto di Cristo, dobbiamo lasciarci condurre ai piedi degli altri, impegnarci in un servizio che riconosce la dignità, che accetta il bisogno dell’altro. Ma come vivere questo servizio senza offendere l’altro, se non lasciandoci lavare da una mano amica i propri piedi, riconoscendoci bisognosi? Là dove due corpi si intrecciano nel dare e nel ricevere si costruisce il corpo di Cristo, si inizia a capire cos’è l’Eucaristia.

Note: questa descrizione del dipinto di Sieger Köder si può trovare su diversi siti, impossibile risalire alla fonte originale.





foto © Eugenia Abbate

martedì 19 aprile 2011

Charlotte di fragole 2011

Questa è una ricetta che potrebbe essere molto adatta a concludere il pranzo pasquale ed è la rielaborazione della charlotte fatta l'anno scorso. Si prepara abbastanza rapidamente, ha un buonissimo sapore e fa una discreta scena.


Per 6-8 persone
Per la crema chantilly:
4 tuorli
115 g di zucchero
400 ml di latte fresco
3/4 di baccello di vaniglia
un pizzico di sale
4 fogli di gelatina Paneangeli
200 ml di panna fresca


Per la bagna: 50 g di acqua, 25 g di zucchero, 1/2 bicchiere di Kirsch Scaldare acqua e zucchero fino a quando sarà tutto ben disciolto. Far raffreddare; unire il Kirsch.

una confezione e mezza di savoiardoni sardi
400 g di fragole
2 cucchiai di zucchero
qualche goccia di limone

per guarnire:
300 ml di panna fresca
2 cucchiai di zucchero a velo
fragole q.b.

Mettere ad ammorbidire i fogli di gelatina in acqua fredda per una decina di minuti. Preparare la crema inglese: scaldare il latte con i semi estratti dal baccello di vaniglia. Nel frattempo, mescolare brevemente i tuorli con lo zucchero e un pizzico di sale. Versarci sopra il latte caldo, mettere su fuoco moderato e far cuocere la crema fino a quando velerà il cucchiaio (non deve assolutamente bollire). Levare dal fuoco e incorporare la colla di pesce, strizzata ed asciugata. Mescolare accuratamente e porre a raffreddare dentro un bagnomaria ghiacciato, mescolando di tanto in tanto. Quando la crema avrà preso consistenza e sarà completamente fredda, batterla brevemente con la fruste a mano, tanto per renderla fluida e versarla, poco a poco, nella panna semi-montata, mescolando con cura e con il solito movimento dal basso verso l'alto. Preparare una bacinella contenente la bagna al Kirsch. Lavare le fragole in acqua e vino bianco; asciugarle in carta da cucina, ridurle a dadolini. Metterle a marinare, per un quarto d'ora, con un paio di cucchiai di zucchero e qualche goccia di succo di limone. Tappezzare uno stampo da charlotte (diametro 18cm-capacità 1,5 litri)con della pellicola per alimenti. Tagliare i savoiardi a misura dello stampo; immergere ,per un secondo, la parte concava dei savoiardi nella bagna al Kirsch, rivestendo con essi le pareti dello stampo, avendo cura di mettere la parte bombata a contatto con la parete. Versare un primo strato di chantilly, coprire con 1/3 delle fragole, proseguire fino ad esaurimento ingredienti, chiudendo con la chantilly. Coprire con i savoiardi tagliati a misura, sigillare con pellicola e conservare in frigo per una notte. Al momento di andare in tavola, versare la panna fresca, mescolata con lo zucchero a velo, nel sifone. Sformare la charlotte su un piatto di portata, decorarne la cima con un ciuffo di panna montata e delle fragole tagliate in due. Decorare intorno alla base con altri ciuffi di panna montata e fragole.

lunedì 18 aprile 2011

Semifreddo alla ricotta di Valeria

Recentemente, ho preparato questo dolce che ci è piaciuto molto, sia per la consistenza, fresca e morbida, che per il delicato amalgama di sapori. Valeria, l'amica che mi ha passato la ricetta, mi ha raccontato di averla avuta ad un corso di cucina. La cuoca che la proponeva l'aveva ricevuta a sua volta da un ristoratore e aveva apportato alcune modifiche all'originale. Anch'io, dato che avevo meno ricotta di quella prescritta, ho un po' modificato sia le dosi che il procedimento. In cucina, come nella vita, niente rimane immobile ma tutto cambia e si trasforma.

Le mie dosi, per uno stampo rettangolare da plum cake (capacità 3/4 di litro) sufficiente per 6 persone

300 g di ricotta di pecora freschissima
100 g di panna
75 g di zucchero a velo
1 foglio e 3/4 di gelatina Paneangeli
1 cucchiaio di Marsala
un pizzico di cannella in polvere
una manciata di gocce di cioccolato

Salsa d'arance per la farcitura:
200 g di succo di arance Navel
qualche cucchiaio di zucchero (dose a piacere)
1 cucchiaio di Grand Marnier
20 g di fecola di patate

Sciogliere la fecola con un poco del succo freddo filtrato delle arance. Portare a bollore il restante succo con lo zucchero, unire la fecola precedentemente sciolta e far addensare per qualche minuto su fiamma moderata.


Bagna: 50 g di acqua – 25 g di zucchero – Grand Marnier q.b.

Scaldare acqua e zucchero fino a quando sarà tutto ben disciolto. Far raffreddare; unire il Grand Marnier in dose a piacere


Pan di Spagna: 4 uova, 100 g di zucchero, 100 g di farina, pizzico di sale, buccia di limone grattugiata (se ne avanzerà, sarà ottimo per le colazioni dei giorni successivi).
Montare, con le fruste elettriche, le uova (a temperatura ambiente) con lo zucchero per circa 15', fino a quando la massa diventerà chiara e densa.Unire la farina setacciata, incorporandola con movimenti delicati della paletta dal basso verso l’alto. Versare in uno stampo con cerniera diametro 24 cm, imburrato e infarinato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° C per circa 20 minuti. Far raffreddare e tagliare a fette.

Mettere a bagno in acqua fredda la colla di pesce. Setacciare la ricotta . Montare la panna non troppo ferma. Scaldare il Marsala, unire la colla di pesce strizzata, scioglierla bene e lasciar raffreddare. Unire alla ricotta lo zucchero, la cannella e, a filo e mescolando continuamente, la gelatina sciolta. Incorporare anche la panna montata., mescolando con delicatezza. Rivestire di pellicola uno stampo da plum-cake, coprire la base con uno strato sottile di pan di Spagna, bagnare con la bagna al liquore, strato di salsa d’arance, strato di 1/3 composto di ricotta, guarnire con un po' di gocce di cioccolato, altro strato di pan di Spagna inumidito con la bagna, salsa d'arance,altro strato di pan di Spagna inumidito con la bagna, salsa d'arance, ultimo strato di ricotta. Coprire il tutto con fette sottili di pan di Spagna, inumidire bene con la bagna. Lasciare il dolce in frigorifero almeno mezza giornata prima di servire. Accompagnare con salsa d’arance (preparata come la precedente ma con soli 10 g di fecola) o frutta fresca tagliata a pezzi e ciuffi di panna.




SEMIFREDDO ALLA RICOTTA CON SALSA DI ARANCE (dosi e procedimento di Valeria)

600 gr ricotta vaccina – 150 gr panna – 150 gr zucchero a velo – 7 gr colla di pesce – 2 cucchiai Marsala – 1 sospetto di cannella – uvetta ammollata o cioccolato fondente tritato.

Salsa di arance: 3 arance – zucchero a piacere – 1 cucchiaio di liquore all’arancia – fecola (10% peso del succo).

Sciogliere la fecola con un poco del succo freddo filtrato delle arance. Portare a bollore il restante

succo con lo zucchero, unire la fecola precedentemente sciolta e far addensare

NB – Risulta un po’ spessa: se si usa come salsa di accompagnamento non mettere quindi tutta la fecola.

Pan di Spagna: 4 uova – 100 gr. Zucchero – 100 gr. Farina – sale.

Sbattere le uova intere con lo zucchero per circa 15 min., unire la farina setacciata incorporandola con movimenti delicati della paletta ( usare anche un ragno) dal basso verso l’alto.

Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 20 min.

Bagna: 50 gr acqua – 25 gr zucchero – scaldare – unire liquore all’arancia a piacere.

Mettere a bagno in acqua fredda la colla di pesce. Setacciare la ricotta . Montare la panna non troppo ferma. Scaldare il Marsala, unire la colla di pesce strizzata, scioglierla bene e lasciar raffreddare. Unire alla ricotta lo zucchero, la cannella, la gelatina sciolta e delicatamente la panna montata. Rivestire di pellicola uno stampo da plum-cake, coprire la base con uno strato sottile di pan di Spagna, bagnare con la bagna al liquore, strato di salsa d’arance, strato di 1/3 composto di ricotta, guarnire con il cioccolato o l’uvetta, altro strato di ricotta, altro cioccolato od uvetta, ultimo strato di ricotta. Coprire il tutto con fette sottili di pan di Spagna, inumidire bene con la bagna.

Lasciare il dolce in frigorifero almeno mezza giornata prima di servire, ma può anche andare nel freezer. Accompagnare con salsa d’arance o frutta fresca tagliata a pezzi.