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giovedì 17 dicembre 2015

Zuppa thai di carote e lemongrass

Purtroppo i tempi meteorologici, a queste latitudini, non sono ancora maturi per apprezzare in pieno una ricetta come questa, copiata quasi integralmente da Olive Magazine. Ieri c'erano 12° e non sembrava affatto una giornata prenatalizia. Occorrerebbero quelle sere brumose tipiche della pianura padana, con il vento freddo che ti taglia il viso e l'umidità che ti penetra nelle ossa; allora sì che si godrebbe del calore e del colore di questa zuppa, tanto semplice quanto sorprendente. Lo zenzero e la citronella le donano una piccantezza che dura il tempo di sorbirla e poi svanisce, lasciando però una confortante sensazione di calore. 

ZUPPA THAI DI CAROTE E LEMONGRASS

Per due persone:
1 cucchiaio di olio
1 cipolla bionda, tritata
1 spicchio d'aglio, grattugiato
1 gambo di citronella, privato delle prime guaine e tritato sottilmente
un pezzetto di zenzero, sbucciato e grattugiato 
500 g di carote, pelate e tagliate a rondelle
150 ml di latte di cocco
600 ml circa di brodo vegetale
1 lime, scorza grattugiata e succo
qualche fogliolina di coriandolo
sale
un po' di panna acida per la decorazione finale (mia aggiunta)

Prendere una pentola dal fondo pesante; versarvi l'olio e farvi struggere, a fiamma debole, la cipolla. Unire l'aglio, lo zenzero e la citronella, facendo insaporire per 5 minuti. Aggiungere le carote, mescolando per rivestirle con il condimento. Salare moderatamente e allungare con il brodo bollente e con il latte di cocco. Alla ripresa del bollore, incoperchiare; abbassare la fiamma e cuocere per circa 30 minuti. Frullare tutto e passare allo chinois per ottenere una consistenza vellutata. Aggiungere alla zuppa un po' di succo di lime, dosandolo a piacimento. Versare nei piatti fondi, decorando con un po' di scorza di lime grattugiata; un ghirigoro di panna acida (l'ho messa in un piccolo sacchetto da pasticciere usa e getta) e qualche fogliolina di coriandolo.

Coltivare la lemongrass è ormai possibile anche da noi, dato che le piantine vengono vendute nei garden center. La mia, acquistata in primavera, a novembre era almeno triplicata di dimensione, producendo numerosi nuovi gambi. Una parte li ho congelati per l'inverno, privandoli delle prime guaine e suddividendoli in piccole porzioni che ho messo sottovuoto; una parte li ho tritati con altri ingredienti per formare un impasto chiamato "thai green curry paste" (vedere qui, ultima ricetta in fondo), da utilizzare in piatti di cucina fusion, pure lui congelato in porzioni monodose. La pianta, ormai decimata di buona parte dei rami, l'ho ricoverata nella serra fredda, aspettando di vedere se sopravviverà all'inverno.


mercoledì 16 dicembre 2015

Sgonfiotti al salmone affumicato

I salatini con la pasta sfoglia sono sempre uno stuzzichino gradito per accompagnare l'aperitivo; in questi, il sapore deciso del salmone viene stemperato dalla crema di formaggio aromatizzata al limone e all'erba cipollina. Con lo stesso ripieno si possono farcire dei triangoli isosceli di pasta sfoglia, arrotolandoli a mo' di mini-croissant.
SGONFIOTTI AL SALMONE AFFUMICATO
Dosi per  circa 15 sgonfiotti
1 rotolo di pasta sfoglia fresca,  tonda 
2 panetti da 80g cad. di Philadelphia
una decina di steli di erba cipollina, tagliuzzata con le forbici
la scorza grattugiata di un piccolo limone, non trattato
una macinata di pepe
1 tuorlo, per lucidare 
100 g circa di salmone affumicato
semi di sesamo e di nigella per decorare
Mettere il formaggio in una ciotola e cominciare a schiacciarlo con i rebbi di una forchetta per renderlo cremoso. Aggiungere l'erba cipollina e la scorza grattugiata del limone, dosandola secondo il gusto. Profumare con una macinata di pepe. Stendere la pasta sfoglia su un piano leggermente infarinato, assottigliandola leggermente con il matterello. Con un coppapasta dentellato, tagliare dei dischetti  di circa 7 cm di diametro, ricavandone 30 pezzi (impastare gli avanzi di pasta senza lavorarli molto poiché la consistenza finale cambia. Io, per distinguere gli sgonfiotti fatti con gli sfridi, li ho coperti con i semi di nigella). Appoggiare al centro di un dischetto un pezzettino di salmone, sovrapponendogli una pallina di ripieno al formaggio. Chiudere con un altro cerchietto, avendo cura di bagnare i bordi di quello sottostante con un pennello inumidito d'acqua, per farli aderire meglio. Sigillare schiacciando torno torno con i rebbi di una forchetta. Proseguire fino ad esaurimento degli ingredienti. Appoggiare tutti gli sgonfiotti su una placca ricoperta di carta forno. Sbattere il tuorlo con un cucchiaino d'acqua e pennellare la superficie dei salatini. Cospargerli con i semi. Meglio sarebbe una sosta in frigo di almeno 1 ora prima di infornarli a 190°C e cuocerli fino a doratura (circa 15 minuti).

L'aroma del pepe ha la sua importanza per dare una nota di carattere alla preparazione: io ho usato del pepe bianco di Penja, che ha un gusto raffinato e persistente.
Annota bene: la dose di ripieno potrebbe essere abbondante; la si può sempre consumare spalmandola su un paio di fettine di pane tostato.

martedì 15 dicembre 2015

Nuovi vestiti per vecchie ricette

Se avete in programma di  partecipare a qualche party natalizio con i colleghi e non avete idea di che dolce portare, vi lascio un paio di suggerimenti frutto della mia recente esperienza. Portate ieri sera ad una riunione di amici, le torte hanno riscosso molto successo. La prima è la classica torta al cioccolato, molto ricca e molto burrosa: impossibile lasci insensibili gli amanti del genere. La seconda è assai aromatica, ricca di spezie e di miele, non pensavo incontrasse il gusto di tutti invece è stata apprezzata.  Sono ricette che faccio spesso in inverno, la prima in particolare, ma questa volta le ho vestite a festa. La torta al cioccolato è stata spolverata con dello zucchero a velo e decorata con pastiglie rosse al cioccolato, fissate con una punta di cioccolato fuso (una vera rottura di scatole per me che sono poco precisa). La seconda, con decoro un po' naif, è realizzata con lamelle di zenzero candito per formare l'albero stilizzato e stelline e omini di zucchero comprati nei grandi magazzini. La glassa è fatta con una busta di zucchero a velo, un cucchiaio di albume e poche gocce di limone.


Salsa Guacamole

Per la preparazione della salsa guacamole, che ogni volta faccio cambiando qualcosa, mi sono ispirata a quella buonissima di Orsy, che contempla anche un uovo sodo (infatti lei la chiama simil-guacamole). Non ho messo lo scalogno ma l'ho sostituito con un paio di piccoli cipollotti e, infine, ho decorato con una minuscola dadolata di peperoncino rosso, del tipo poco o nulla piccante. Consiglio l'uso degli avocado Hass -  con la buccia scura e rugosa - perché si comprano pronti da gustare, a differenza di quelli con la buccia verde e liscia per cui bisogna attendere un tempo imprecisato affinché maturino.

GUACAMOLE 2015
Dosi per una ciotola bastante per 6 persone
2 piccoli avocado Hass
2 snelli cipollotti, molto freschi
1 uovo sodo
1 lime
sale
un pizzico di cumino
1 peperoncino rosso fresco, poco piccante

Nel boccale del mixer mettere i cipollotti e tritarli grossolanamente. Unire l'uovo sodo, tagliato a pezzetti e frullare di nuovo. Lavare e asciugare gli avocado. Dividerli a metà, eliminando il nocciolo, Con l'aiuto di un cucchiaino, estrarne tutta la polpa. Aggiungerla al resto, insieme al succo del lime, che andrà dosato secondo i gusti. Frullare brevemente, non dimenticando di aggiungere un pizzico di sale e appena un sospetto di cumino. Togliere la salsa dal recipiente e versarla in una ciotola. Decorare con il peperoncino tagliato in minuscola dadolata. 

Annota bene: la guacamole va preparata poco prima di presentarla in tavola, poiché la polpa dell'avocado tende ad ossidarsi. Ad ogni modo, io la preparo circa una mezz'ora prima, conservandola in frigorifero ben coperta con la pellicola a contatto.

lunedì 14 dicembre 2015

Domenica 13 dicembre 2015. ll pranzo del solstizio d'inverno, di santa Lucia e di un compleanno

E' bello progettare il pranzo della domenica per la mia famiglia perché  faccio tutto senza stress, senza la paura che qualcosa riesca male e possa rimediare una  brutta figura con gli ospiti. Grazie a questa rilassatezza, mi sembra che anche ieri i piatti siano venuti tutti come dovevano venire, ossia buoni (scusate la modestia). E' stata una giornata veramente brevissima, degna del solstizio d'inverno;  abbiamo cercato di illuminarla con molte risate e la presenza splendente della nostra Bea, che cresce una meraviglia e comincia ad apprezzare le prime pappe. Inoltre, c'era da celebrare con un po' di ritardo un compleanno: il dolce, molto semplicemente, era una torta di mele, la preferita  dal festeggiato.

Come da prassi, abbiamo inziato con un ricco aperitivo a base di Pimm's Cup e vari stuzzichini.
Niente primo, siamo passati direttamente al secondo, un arrosto di carré di vitello disossato con contorno di patatine. 
Torta di mele di Hugh.
Frutta fresca e frutta secca.
Caffè.
Come vino, uno spumante Franciacorta, Monte Rossa Prima Cuvée, portato dal festeggiato.

Annota bene: i samosa li avevo in freezer, già pronti da cuocere. Gli sgonfiotti li ho preparati la sera prima, tenendoli crudi in frigo fino all'indomani quando, belli algidi, sono stati messi in forno prima di cuocere l'arrosto. Anche la crema inglese l'ho preparata la sera prima, così come la torta, che ho intiepidito  nel forno ormai spento mentre stavamo gustando l'arrosto.



a cui ho aggiunto anche fettine d'arancia ma niente menta

 Guacamole con triangoli al mais




                                                                Arrosto di carrè di vitello disossato

A differenza della ricetta indicata nel link, ho sbianchito le patate in acqua bollente salata acidulata con un cucchiaio di aceto di mele, facendole cuocere per 5 minuti dalla ripresa del bollore. Una volta pronte e scolate, le ho fatte saltare nel wok con pochissimo olio evo molto caldo, saltandole un paio di minuti. Messe in teglia rivestita di carta forno, bagnata e strizzata, e cosparse leggermente con pangrattato di riso. Cotte a 200°C per una quarantina di minuti.

 Crema inglese e panna montata per arricchire la torta




domenica 13 dicembre 2015

Tortino di patate, porri e spinaci

Cucina familiare senza troppe stravaganze, confortante come tutti i piatti cotti al forno. E' strano, riflettevo, ma quest'anno non ci sono ancora state, salvo poche eccezioni, giornate veramente fredde, di quelle da sentirsi i piedi gelati e le guance arrossate dal vento. Infatti, non ho ancora provato il desiderio di bermi una buona tazza di cioccolata calda o  un bicchiere di vin brulé fatto come si deve. A Londra, poi, dove eravamo nei giorni scorsi, le temperature sembravano quasi primaverili; non ci fossero state le stupende luminarie natalizie a rallegrare le vie, avremmo potuto pensare di vivere il periodo che precede la Pasqua.

TORTINO DI PATATE, PORRI E SPINACI
Ingredienti per 4 persone
Pirofila diametro 20-22cm

1,2 kg di patate
150 g di bianco di porro (2 pezzi)
1 cucchiaio di olio
150 g di spinaci baby
30 g di burro + un po' per imburrare la pirofila
1 uovo
100 g di prosciutto cotto
200 g di mozzarella (meglio sarebbe scamorza bianca)
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
pangrattato di riso q.b.
sale, noce moscata

Sbucciare le patate; lavarle;  tagliarle in grossi pezzi e farle cuocere al vapore (io uso il cestello della pentola a pressione e 10 minuti di cottura dal fischio). Una volta cotte, passarle allo schiacciapatate, facendo cadere il ricavato in una casseruola capiente. Condire con i 30 g di burro, un buon pizzico di sale e una grattugiata di noce moscata. Mentre le patate cuociono, tagliare a fettine i porri e metterli a stufare in una padella con un filo d'olio, favorendone la cottura con qualche cucchiaiata di acqua bollente. Una volta pronti, unire gli spinaci, facendoli saltare per un paio di minuti fino a che appariranno appassiti. Mettere tutto in un colino, premendo per far uscire l'acqua di vegetazione e lasciar raffreddare. Unire la purea di patate al composto di porri e spinaci, mescolando con cura. Correggere di sale. Sbattere leggermente un uovo e unirne la metà alla purea, riservando il resto per pennellare la superficie del tortino. Scolare molto bene la mozzarella e tamponarla con della carta da cucina. Tagliarla a dadini, passandola poi nel parmigiano grattugiato. Imburrare una pirofila da forno e spolverarla con del pangrattato. Stendere metà del composto di patate sul fondo; fare uno strato con il prosciutto cotto, quindi spargere i dadini di mozzarella. Coprire con il resto della purea, lisciando bene la superficie. Pennellare con il resto dell'uovo, facendo un disegno con i rebbi di una forchetta. Spolverare con un po' di pangrattato e cuocere in forno, preriscaldato a 180°C per circa 30-35 minuti.



venerdì 11 dicembre 2015

La torta al cioccolato di Giuliana

Giuliana, nota al mondo dei blogger come  La Gallina Vintage, e' una persona che ammiro da sempre sia per le sue capacita' culinarie che per il temperamento. Pur non frequentandola di persona, mi sembra di conoscerla bene anche solo leggendo i suoi scritti, popolati da un'umanita' poliedrica; racconti legati a vicende del passato, molto spesso velati da una percettibile malinconia. Inoltre, e' stata una delle prime persone a rispondere a qualche mio quesito posto sul forum-madre-di-tutti-i-forum, quella cucinait degli albori che tutti rimpiangiamo. La ricetta in questione e' la sua torta cioccolato, mandorle e caffe'  , lievemente rielaborata nell'esecuzione e nelle temperature del forno. Non esagero se vi dico che e' una delle migliori torte al cioccolato che io abbia mai preparato e gustato; fatta numerose volte, l'ho anche eseguita in versione senza glutine, utilizzando la fecola al posto della farina e seguendo tutte le accortezze del caso (abbiamo amici e conoscenti celiaci). 

TORTA AL CIOCCOLATO, MANDORLE E CAFFE' 
la torta di Giuliana


Ingredienti per uno stampo tondo, a cerniera,  diametro 24 cm
o quadrato 20 cm

180 gr di cioccolato fondente (io uso Valrhona 61% di cacao)
150 gr di burro 
70 gr di mandorle tritate finissime 
160 gr di zucchero a velo, setacciato 
80 gr di farina 00 (o fecola di patate), setacciata
1 tazzina di caffè molto ristretto (io uso 1 capsula di Nespresso Ristretto) 
4 uova 
1 pizzico di sale 

poco cacao amaro e poco zucchero a velo per decorare



Imburrare e infarinare lo stampo. Accendere il forno a 160-170 gradi (ognuno si regoli in base al suo apparecchio). Separare i tuorli dagli albumi. Montare gli albumi con le fruste elettriche e quando cominceranno a gonfiarsi unire 60 g di zucchero a velo, prelevati dalla quantita' totale. Montare fino ad ottenere una bella meringa morbida ossia non troppo soda. In una ciotola mettere il cioccolato, rotto in pezzetti, e il burro. Fondere nel microonde (500W per 3' circa) o su un bagnomaria caldo. Mescolare bene e aggiungere il caffe'. Far intiepidire, poi amalgamare al composto i tuorli, uno alla volta, mescolando con una spatola o con la frusta a mano. Unire anche il resto dello zucchero a velo, il pizzico di sale, la farina di mandorle e la farina 00 (o la fecola). Versare gradualmente la massa sugli albumi montati, mescolando delicatamente con la spatola per incorporare tutto senza sgonfiare. Versare il composto nello stampo e cuocere per 30'. Sformare e decorare con zucchero a velo e poco cacao, fatti scendere da un setaccino. 
Volendo decorare il dolce come nella prima foto, occorre spolverare l'intera superficie con il cacao e, in seguito, appoggiare sopra la torta uno stencil e ripassare con lo zucchero a velo, formando le righe.
Si può servire la torta con della panna montata o con della crema inglese.

venerdì 4 dicembre 2015

Confettura piccante

Questa è la confettura che ho preparato per il pranzo di domenica scorsa, da abbinare ai formaggi. La ricetta l'ho presa, modificandola leggermente, dal libro Veggiestan, di Sally Butcher, un viaggio -recita la copertina- alla scoperta dei piatti vegetariani del Medio Oriente (Ottolenghi insegna). Un mix di sapori pungenti, dolci e piccanti allo stesso tempo. Ottima servita con dei formaggi saporiti, come il Castelmagno o la feta, ma anche spalmata su una fetta di pane e burro, per una colazione un po' insolita. Devo dire che i miei peperoncini piccanti, nonostante l'aspetto aggressivo, erano del tipo "can che abbaia non morde", per cui ho rinforzato la confettura con un buon pizzico di peperoncino secco calabrese.

CONFETTURA PICCANTE
da una ricetta di Sally Butcher



























Ingredienti per  riempire 2 vasetti piccoli e 1 medio
200 g di peperoncini dolci, lavati, privati del peduncolo e dei semi, tagliati a dadini
2 peperoncini piccanti, lavati, privati del peduncolo e dei semi, tagliati a dadini
un pezzetto di zenzero fresco, sbucciato e tritato
2 cipolle rosse, sbucciate e tritate
1 manciata di foglie di menta fresca, sciacquate e spezzettate2 lime, succo e scorza grattugiata
500 g di zucchero semolato
3 cucchiai di zucchero di canna 
600 ml dia cqua minerale naturale
3 cucchiai di aceto balsamico 

Mettere l'acqua e lo zucchero semolato in una pentola d'acciaio e portare a bollore. Aggiungere lo zenzero e lasciar sobbollire una ventina di minuti trascorsi i quali si aggiungeranno un po' della menta, il succo e la scorza dei lime. Abbassare la fiamma al minimo e mantenere una leggera ebollizione. Nel frattempo, riunire in una casseruola (o nel wok) le cipolle, lo zucchero di canna e i peperoncini. Mettere su fuoco e lasciar cuocere, a fiamma debole e mescolando continuamente, fino a che lo zucchero si sarà sciolto e le verdure cominceranno a caramellare (circa 20 minuti). Unire l'aceto balsamico e far cuocere altri due minuti. Aggiungere anche lo sciroppo, il resto delle foglie di menta e far ridurre un po' la confettura, fino ad arrivare ai 106°C del termometro digitale (o fino a che una goccia di confettura, versata su un piattino freddo, scenderà molto lentamente). Versare nei vasetti sterilizzati, ancora caldissimi; tappare; capovolgere fino a raffreddamento. 
Annota bene: se, prima di invasare, vi sembra che la confettura sia poco piccante, aggiungere un po' di peperoncino in polvere, dando ancora un minuto di cottura.
E' più buona se lasciata stagionare almeno due settimane.

giovedì 3 dicembre 2015

Ravioloni verdi al tartufo nero

Questa preparazione richiede un po' di tempo ma ripaga ampiamente dell'impegno profuso. Notare che li ho confezionati il giorno (anzi, la sera) prima, tra le geremiadi di mio marito che mi tormentava con frasi tipo: "ma perché ti devi sempre stancare?" ; "non fai prima a comprarli gia fatti? " e incoraggiamenti del genere. A conti fatti, però, anche lui ha dovuto ammettere che non è stata fatica sprecata. La pasta, di un verde brillante, attira subito gli sguardi dei commensali e li predispone a gustare il ripieno, molto indovinato poiché il porro arricchisce senza stravolgere il delicato sapore della ricotta. La ricetta de La Cucina Italiana prevedeva l'uso del tartufo nero fresco. Io ho preferito usare quello conservato sott'olio, più economico ma altrettanto profumato e sempre pronto nella dispensa, così non ne devo programmare in anticipo l'acquisto. Da notare che le dosi del ripieno indicate sulla rivista, secondo me, sono insufficienti per la quantità di pasta. Calcolare 250g di ricotta per sei persone mi sembra poco. Io, tra l'altro, ho anche modificato il numero delle uova per la sfoglia verde, mettendo 2 uova intere e 2 tuorli anziché  2 uova + 40 g di acqua previsti. In questo modo, in fondo, non faccio torto alla rivista perché i miei ravioli, pur largamente ispirati alla loro ricetta, sono un'altra cosa.

RAVIOLONI VERDI AL TARTUFO NERO






































Ingredienti per 6 persone 

Per la sfoglia alla rucola
200 g di semola rimacinata di grano duro
150 g di farina 00
80 g di rucola
2 uova
2 tuorli
sale

Per il ripieno
120 g di bianco di porro (2 pezzi)
15 g di burro
600 g di ricotta vaccina
50 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 uovo
sale
noce moscata

Per il condimento
100 g di burro
2 vasetti di tartufo nero a fettine conservato sott'olio
parmigiano reggiano q.b.
sale
pepe appena macinato





























Sfoglia alla rucola. Scottare la rucola in acqua bollente salata per un minuto. Scolarla; immergerla subito in acqua e ghiaccio, per fissarne il colore. Strizzarle bene, poi tagliarla al coltello. Mettere nel boccale del robot da cucina la rucola tritata, le uova e un pizzio di sale. Frullare fino a ridurre tutto in purea. Aggiungere le farine e azionare il robot a impulsi, unendo, se occorre, pochissima acqua fredda. Formare un impasto ben amalgamato; fasciarlo nella pellicola e farlo riposare al fresco per un'oretta. Tutta l'operazione si può fare anche a mano, escluso il frullato di uova e rucola. Nel frattempo, preparare il ripieno. Affettare sottilmente i porri e farli appassire a fuoco dolce con il burro e un pizzico di sale. Quando saranno morbidissimi e appena coloriti (occorreranno circa 15 minuti di cottura), spegnere il fuoco e lasciarli raffreddare. Una volta freddi, tritarli finemente al coltello.  Mettere in una ciotola la ricotta ben scolata; lavorarla con un cucchiaio di legno fino a ridurla in crema. Aggiungere i porri, il parmigiano e l'uovo. Sistemare di sale e profumare con una grattata di noce moscata.
Preparare i ravioloni.  Riprendere il panetto di pasta e tagliarne una porzione, conservando il resto nella pellicola per non farlo seccare. Tirare la pasta in una sfoglia sottilissima, arrivando fino all'ultima tacca della macchinetta. Adagiarla nello stampo per ravioli, abbondantemente infarinato con la semola. Mettere il ripieno in una sacca da pasticciere monouso; tagliare la punta della sacca con le forbici e distribuire il ripieno nelle cavità. Ricoprire con un'altra sfoglia; spolverare con la semola e passarci sopra il matterello infarinato. Capovolgere lo stampo sulla spianatoia ed estrarre la lista di ravioli. Togliere l'eccesso di farina con un pennello e passare la rotella per ritagliare i singoli ravioli. Continuare in questo modo fino ad esaurimento degli ingredienti. Con le mie dosi si ottengono 80 ravioloni. Se non si consumano immediatamente, consiglio di procedere in questa maniera, come faccio sempre io. Prendere un grande contenitore usa e getta di alluminio; appoggiarci sul fondo della carta forno ritagliata a misura; spolverarla con un po' di semola di grano duro., Disporre uno strato di ravioli ben allineato; coprire con carta forno; semola; altri ravioli. Continuare fino ad esaurire la pasta ripiena. Sigillare il contenitore con un doppio foglio di alluminio e conservare in freezer. Al momento dell'uso, lasciar cadere in acqua bollente i ravioli e cuocerli normalmente. Attenzione che l'acqua frema appena e non bolla "al trotto" - come dice mia madre - o si rischierà di rompere i ravioli.
Condimento. Sciogliere il burro in un largo tegame (io uso un wok). Aggiungere un mezzo mestolo dell'acqua di cottura dei ravioli e sbattere con un frustino per formare un'emulsione. Unire le fettine di tartufo e un cucchiaio dell'olio in cui sono conservate. Scaldare dolcemente per un minuto, aggiungendo un pizzico di sale e una macinata di pepe. 
Lessare i ravioli in abbondante acqua bollente salata; estrarli con un ramaiolo, facendoli ben sgocciolare. Unirli, pochi alla volta, al condimento, agitando il tegame per rivestirli bene. Nel frattempo, scaldare in forno il vassoio di servizio o i piatti singoli. Versare i ravioli nel piatto da portata, spolverandoli con una bella grattugiata di parmigiano.


martedì 1 dicembre 2015

Sticky toffee pudding con salsa mou

Ecco la ricetta del delizioso pudding che ho servito durante il pranzo di domenica scorsa. E' un dolce molto indicato per la stagione, da considerare per le feste natalizie anche perche' regge benissimo la congelazione. Io stessa, non volendo sovraccaricarmi di lavoro nella preparazione del pranzo, ho preparato i pudding un mese fa circa. Al momento opportuno, ossia sabato sera, li ho trasferiti dal freezer al frigorifero, lasciandoli tranquilli per una notte. La domenica, poco prima di servire il dessert, tenendoli sempre avvolti singolarmente nell'alluminio li ho messi a riscaldare nel forno - tenuto a 100 gradi - per una decina di minuti: erano morbidissimi e fragranti. Anche la salsa puo' essere congelata (io ho usato un vaso Bormioli ben tappato) e fatta rinvenire in frigo per una nottte. Il giorno dopo si versa in salsiera e si fa riscaldare nel microonde. La ricetta a cui mi sono ispirata e' quella di Angela Nilsen, pubblicata sul mensile Good Food Magazine di novembre 2006.

STICKY TOFFEE PUDDING
da una ricetta di Angela Nilsen


Ingredienti per 11 stampini monoporzione, tipo Cuki
Per i budini
225 g di datteri interi Medjool
175 ml di acqua bollente
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
175 g di farina autolievitante, più un po' per spolverare gli stampi
un pizzico di sale
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
2 uova
85 g di burro, morbido, più un po' per ungere gli stampi
140 g di zucchero integrale di canna (Dulcita)
2 cucchiai di sciroppo d'acero (in sostituzione della melassa)
100 ml di latte fresco

Per la salsa mou 
175 g di zucchero di canna (io ho usato 100 g di zucchero di canna chiaro e 75 g di zucchero di canna integrale, scuro)
50 g di burro
250 ml di panna fresca

Panna montata (eventuale) per accompagnare
Snocciolare e ridurre in pezzetti i datteri. Metterli in una ciotola e versarci sopra l'acqua bollente, lasciandoli macerare per circa 30 minuti, trascorsi i quali si passerà tutto al frullatore ad immersione, riducendo in purea. Incorporare l'estratto di vaniglia. Accendere il forno a 180°C. Prendere gli stampi e ungerli con un velo di burro. Spolverarli con la farina, capovolgendoli e scuotendoli bene, per far cadere ogni eccesso. Setacciare la farina con il bicarbonato. Rompere le uova in una ciotolina e sbatterle brevemente con i rebbi di una forchetta. In un altro pirex, montare a spuma il burro con lo zucchero integrale di canna, usando  il frullino elettrico. Unire un pizzico di sale e le uova battute, aggiungendole in tre riprese, sempre frullando a media velocità.  Incorporare anche lo sciroppo d'acero e, in seguito, la farina, unendola in tre riprese, mescolando con una spatola. Completare con il latte e la purea di datteri. Ripartire il composto negli stampini, senza arrivare al bordo. Non fate come me che ne avevo riempiti di meno ma fino all'orlo e cuocendo sono tracimati. Cuocere in forno caldo per circa 20-25 minuti. Lasciarli in forno spento ancora 5 minuti, prima si sformarli sui  piatti da dessert.
Preparare la salsa di accompagnamento: Mettere i due tipi di zucchero (questa è una mia scelta personale, potete usarne un solo tipo) in un casseruolino. Aggiungere il burro e 150 ml di panna, portando ad ebollizione a fuoco medio, mescolando continuamente fino a sciogliere bene lo zucchero. Alzare leggermente la fiamma e lasciar bollire per circa 5 minuti, fino a che la salsa si addensa e diventa di un bel color caramello, Mescolare sempre. Unire gli ultimi 100 ml di panna, riportando a bollore e cuocendo per 1 minuto.

Rovesciare gli stampini sui piatti da dessert, ricoprendoli con un po' di salsa. Volendo esagerare, si può completare con un ciuffo di panna montata.