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venerdì 6 gennaio 2012

Tipi londinesi

Su e giù dalle metropolitane londinesi è facilissimo imbattersi in tipi singolari. Un pomeriggio, su uno dei treni, c'era questa ragazza dai lineamenti finissimi; impossibile non notarla, spiccava tra le altre persone come un cammeo su un panno di velluto nero. Capelli rossi e boccoluti, pelle di porcellana, un curioso giacchetto di pelliccia rosa cipria e un ancor più pittoresco cappello ornato da un grappolo d'uva. Chissà dove stava andando. Aveva con sé due trolley. Sembrava completamente estraniata dal mondo esterno, assolutamente immersa nei suoi pensieri, ed è stato anche per quello che mi sono azzardata a fotografarla.






Al contrario, mi è mancato il coraggio di immortalare il viso di un'inquietante signora, piuttosto arcigna in verità (mi osservava con certi occhiacci severi, forse immaginando volessi fotografarla), che è salita sulla nostra stessa carrozza ed è scesa alla nostra stessa fermata. Molto alta, mascolina, cappottone pied-de-poule grigio con berretto e sciarpa in tinta; insomma: un personaggio appena uscito da un giallo di Agatha Christie. Chissà cosa conteneva quella borsa? :)

E cosa dire di questa allegra scolaresca che, ad una delle fermate, cantava canzoni natalizie a gola spiegata? Sicuramente una bella iniezione di allegria.
Assistere ad un cambio della guardia e venirmi in mente quel cretino di Mr. Bean mentre fa il solletico ad un impassibile soldato di Sua Maestà è un classico. Rimane il mistero di come facciano a vedere qualcosa sotto quella tonnellata di pelo.



Pupazzo a Carnaby Street
The woman in red

mercoledì 23 novembre 2011

Il fascino evocativo delle parole

Da un paio di settimane sono costretta ad osservare riposo assoluto a causa di una frattura al piede, risultato di una banale caduta in ambito domestico. La cosa, in fondo, non mi dispiace; stare in poltrona tutto il giorno, servita e riverita, non è poi tanto male, così come mi è di conforto ricevere moltissime telefonate da parte di amici e conoscenti che si informano sul mio stato di salute. E' ovvio che, in queste condizioni, la lettura sia uno dei miei svaghi preferiti. Sabato, mio marito mi ha regalato l'ultimo libro di Andrea Vitali, Zia Antonia sapeva di menta. Vitali, insieme a Camilleri, è uno di quegli autori che mi porterei sulla famigerata isola deserta poiché, come pochi, ha la capacità di farmi estraniare dal mondo reale, calandomi completamente in quella piccola realtà di paese, fitta di personaggi pittoreschi, che caratterizza i suoi romanzi. Ed ecco dipanarsi la storia di questa zia Antonia, intorno alla quale aleggia profumo di menta e di mistero. Non voglio togliervi il piacere di scoprire come si svolge la vicenda, ambientata nella Bellano dei primi anni Settanta, ma raccontarvi, brevissimamente, come tre sostantivi contenuti nel romanzo mi abbiano riportata indietro di tanti e tanti anni.

1) Camamèla. Tisana di camomilla.
"...Una camomilla intanto, una bella camamèla, per calmarsi e ragionare con tranquillità. Fu con in mano il vasetto della camomilla che all'Augusta venne l'idea...
...la camamèla servì a un tubo..."


Appena ho letto la parola,
la camamèla mi è apparsa: imbarattolata in un vasetto di vetro, dolcemente profumata. E' stato subito un rimembrare di tazze fumanti colme della bionda bevanda; di sorrisi e di carezze. Rimedi efficaci, somministrati dalla nonna o dalla mamma, per curare lievi malesseri. E poi, vogliamo trascurare il suono deliziosamente ironico, quasi comico, di questo sostantivo? Camamèla for ever!

2) Ganivello. Giovanotto vivace e un po' scioperato.
"...Suo marito, prima del matrimonio, era stato un bel ganivello: di bocca buona, non era mai andato troppo per il sottile e un paio di volte s’era trovato a rischiare guai seri, schivati per un pelo. Secondo alcune voci, aveva persino insidiato una minorenne...".

L'è un bel ganivell! Mi sembra ancora di sentire la voce della nonna Genia quando, tra il serio e il faceto, bollava con questo nome qualche ragazzetto un po' troppo esuberante. Per la verità, il termine ganivell me ne fa immediatamente ricordare un altro: quando mio fratello o mio cugino combinavano qualche marachella, la nonna li "gratificava" con l'appellativo di "macachi". :))))

3) Avaiana. Camice da lavoro.
"... A quel punto era meglio rimuovere gli indugi, risolvere i dubbi. L'ultimo tocco dell'agonia svanì nell'aria. Il Cervicati si tolse l'avaiana nera, l'appese, uscì dalla bidelleria senza nemmeno uno sguardo alla Luciana. ...."

Pensavo che il termine avaiana fosse, ormai, appannaggio di pochi nostalgici, nati agli inizi del Novecento, ma ecco la sorpresa: Vitali lo conosce e lo usa. Ricordo di averlo trovato in un suo altro romanzo, dove c'era un tale che lavorava in una drogheria e che indossava questo grembiule da lavoro. Mia nonna (chi altri, sennò?) adorava pronunciare la parola avaiana, anche per destinarla ironicamente a qualche capo di abbigliamento non proprio di buon taglio. "Togliti quell'avaiana!" , intimava bonariamente.

domenica 11 aprile 2010

Giardini nel tempo 2010



Manifestazione florovivaistica
al Castello di Cusago (Milano)
10-11 Aprile 2010

seguirà reportage

domenica 10 maggio 2009

Auguri mamme!

Rosa Pierre de Ronsard di Meilland

CHE COS’È UNA MAMMA


Rititì lo vuoi saper tu

Che cosa è una mamma?

Nessuno, nessuno dei bimbi lo sa.

Un bimbo nasce e ...va.

Lo sanno, ma forse, ma tardi

quelli che non l'hanno più.

Rititì che pensi e mi guardi,

Rititì lo vuoi saper tu?


Una mamma è come un albero grande

che tutti i suoi frutti dà:

per quanti gliene domandi

sempre uno ne troverà.

Ti dà il frutto, il fiore e la foglia,

per te di tutto si spoglia,

anche i rami si toglierà.

Una mamma è come un albero grande.

Una mamma è come una sorgente.

Più ne toglie acqua e più ne getta.

Nel suo fondo non vedi belletta:

sempre fresca, sempre lucente,

nell’ombra e nel sole è corrente.

Non sgorga che per dissetarti,

se arrivi ride, piange se parti.

Una mamma è come una sorgente.

Una mamma è come il mare.

Non c’è tesori che non nasconda,

continuamente con l’onda ti culla

e ti viene a baciare.

Con la ferita più profonda

non potrai farlo sanguinare,

subito ritorna ad azzurreggiare.

Una mamma è come il mare.

Una mamma è questo mistero:

tutto comprende, tutto perdona,

tutto soffre, tutto dona,

non coglie fiore per la sua corona.

Puoi passare da lei come straniero,

puoi farle male in tutta la persona.

Ti dirà: "Buon cammin, bel cavaliero!"

Una mamma è questo mistero.

(Francesco Pastonchi)




Grazie, Mamma!!!

mercoledì 29 aprile 2009

Ceci folies

Lo scorso gennaio ho ricevuto in regalo dall'amica Valeria un sacchetto di pregiati ceci della Merella (Novi Ligure), una varietà di ceci di medio calibro, buccia tenera e ottimo sapore. Legumi versatili, i ceci si possono utilizzare in molteplici preparazioni, tutte di grande soddisfazione.Prima dell'uso è indispensabile metterli a mollo in acqua fredda per almeno 12 ore (meglio 24); trascorso questo tempo si sciacquano bene, si mettono in una pentola, preferibilmente di coccio, con abbondante acqua fredda, uno spicchio d'aglio, sale poco e un ciuffo di rosmarino. Si porta a bollore e si cuoce, piano piano, per circa 2 o 3 ore (impossibile dare tempi precisi). Per risparmiare tempo si può utilizzare la pentola a pressione, calcolando circa 45 minuti dal fischio.




Per dare fondo al sacchetto ho preparato:
pasta e ceci
ceci in insalata
polpette di ceci
tegame di ceci, patate e spinaci novelli

martedì 23 dicembre 2008

Proverbio di dicembre



A Natal,
el sbadacc d'un gall.


A Natale,
lo sbadiglio di un gallo.

Il solstizio d'inverno, il giorno più corto dell'anno, generalmente avviene tra il 21 e il 22 dicembre. A Natale le giornate cominciano ad allungarsi, anche se di pochissimo: lo sbadiglio di un gallo.

domenica 23 novembre 2008

Proverbio di novembre

Per san Clement
l'invernu al mett un dencc.

Per san Clemente (23 novembre)
l'inverno mette un dente.

Verso la fine del mese di novembre, il freddo comincia a farsi sentire.

sabato 1 novembre 2008

La sera di Ognissanti


E' bello conservare le tradizioni di famiglia. La sera di Ognissanti si preparano i dolcetti tipici del periodo (quest'anno gli oss da mord-ossa da mordere) e le castagne bollite (pelée). Prima di andare a letto, si dispone il tutto sulla credenza, apparecchiando per i nostri cari defunti che, come dice la leggenda, verranno a trovarci durante la notte.

martedì 28 ottobre 2008

Proverbio di ottobre



Quand se quata i castàn,
se desquata i cristiàn.
Quand se desquàta i castàn,
se quàta i cristiàn.

Quando si vestono i castagni,
si scoprono i cristiani.
Quando si spogliano i castagni,
si vestono i cristiani.

Quando il castagno mette le foglie, finalmente possiamo cominciare a scoprirci... per poi aspettare l'autunno e fare l'operazione inversa.

lunedì 29 settembre 2008

Proverbio di settembre

San Michel,
porta la merenda in ciel.

San Michele,
porta la merenda in cielo.

A san Michele (29 settembre), la merenda va in cielo. Il proverbio del buon tempo antico, sempre attento al susseguirsi delle stagioni, ci ricorda che, con l'arrivo dell'autunno e il conseguente accorciarsi delle giornate, i lavoranti dei campi davano l'adddio alla merenda consumata sul posto di lavoro. Era prassi, infatti, nei mesi con più ore di sole e quindi con le giornate lavorative più lunghe,fare una piccola pausa a metà pomeriggio, mangiando una fetta di polenta fredda o un frutto, per colmare il vuoto allo stomaco fino a sera.


mercoledì 20 agosto 2008

Proverbio di agosto

La prema aqua de agust
la rinfresca el busch.

La prima pioggia di agosto
rinfresca il bosco.

La prima acqua di agosto preannuncia il finire della calura estiva. Non che quest'anno, sul lago di Como, si sentisse la mancanza dei temporali...

domenica 13 luglio 2008

Proverbio di luglio

Lüj, la tèra la büj.
Luglio, la terra bolle.

E' un modo di dire dei più conosciuti e diffusi e, salvo rare eccezioni, corrisponde al vero. Luglio è il mese più caldo dell'anno e la terra sembra ribollire sotto gli ardenti raggi del solleone.

martedì 24 giugno 2008

Proverbio di giugno

Se al piööv per San Giuànn,
el sücc al fà pooch dagn.

Se piove per San Giovanni,
la siccità fa pochi danni.

A dar retta a questo proverbio, ci si dovrebbe augurare una bella pioggia (magari anche abbondante) per san Giovanni Battista(24 giugno). Servirebbe a dissetare la terra già rinsecchita dal caldo dei giorni precedenti e ad aumentare le riserve idriche per i giorni a venire, presumibilmente molto caldi. Ad ogni modo, se la siccità dovesse arrivare, non potrà fare molti danni in quanto la maggior parte dei frutti sono già stati raccolti.




San Giovanni Battista - Annibale Carracci - olio su tela, 117x90 cm
Ginevra, Collezione Privata
da qui

giovedì 22 maggio 2008

Proverbio di maggio

Magg l'è un bell mees:
fiuur, magiùstri e scerees.
Maggio è un bel mese:
fiori, fragole e ciliegie.



giovedì 3 aprile 2008

Proverbio di aprile

Apriil, nanca un fiil.
Aprile, nemmeno un filo.

Corrisponde al proverbio in italiano: "Aprile, non ti scoprire". La saggezza popolare invita a non riporre sciarpe e maglioni in questo mese, poiché il freddo potrebbe ritornare inaspettato. Come dice la mia amica americana Paula: "Fa sempre così aprile. Ci prende in giro con giornate calde e alla sera dobbiamo infagotarci ancora...".


lunedì 31 marzo 2008

Il biancospino

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! . Chi non ricorda questa poesia di Giovanni Pascoli? Lo stupore del poeta che vede Valentino vestito a festa è lo stesso che si prova davanti al biancospino improvvisamente fiorito. Come non associarlo all'immagine della primavera?
Curiosità:Da sempre il biancospino è stato associato come propiziatorio per la fertilità e per la protezione della casa. Nella mitologia greca Era, la moglie di Zeus, concepì Ares e sua sorella Eris col solo tocco di un biancospino in fiore. Nell’antica Roma era associato alla dea Cardeo (la dea del parto) ed era usanza mettere sopra le porte ramoscelli di biancospino per allontanare gli spiriti maligni. La sua leggenda più bella riguarda Giuseppe d’Arimatea, che dopo la morte di Cristo ne avrebbe raccolto il sangue in un calice divenuto poi il Sacro Graal. Arricchitosi con il commercio dello stagno e sbarcato in Inghilterra a Glastonbury, dal suo bastone, piantato a terra per la stanchezza, fiorì miracolosamente un biancospino.







sabato 8 marzo 2008

Le donne di Colonno

Il paese di Colonno, attraversato dalla statale Regina, dista circa 25 km da Como;si specchia nelle acque del lago tra Argegno e la punta di Balbianello e appare quasi arrampicato sulle ripide falde del monte Costone. Il nome Colonno trae origine, a quanto pare, da una colonia di greci qui esportati, più di duemila anni fa, da Giulio Cesare. Il suo territorio si estende dalle cascate delle Camogge fino al confine con la Casa Rossa, ora casa di cura Villa Stefania.Questa zona è chiamata "Zoca de l’oli", ossia "Conca dell’olio": acque calme e lisce, come l'olio ancora prodotto artigianalmente dagli olivi coltivati su questa costiera. Dietro l’abitato sono subito visibili i terrazzamenti e i muriccioli, costruiti nel passato dai suoi abitanti, per ricavarne terreni coltivabili.

Proprio le donne di Colonno, dalla fine dell'Ottocento fino ad oltre gli anni del boom economico del secolo scorso, si assoggettarono a straordinarie fatiche, coltivando e raccogliendo, in quel tormentato ed erto pezzo di terra, un faticato prodotto di frutta ed ortaggi che, insieme al burro "nostrano" e ai formaggi dell'alpe, portavano di buon mattino sul mercato di Como, inondando dei profumi provenienti dalle loro gerle, ricolme di ogni bendiddio, i battelli della navigazione lariana. La loro attività era tanto intensa da spingere qualcuna di loro ad offrire vegetali pseudo-autoctoni alle sposine della Tremezzina, che pur avrebbero dovuto nutrire dubbi sulla reale provenienza degli esotici prodotti, ma tant'è. L'ingenua di turno ci cascava, ed eccola proclamare, agli esterefatti familiari, di aver comprato un'autentica rarità: le banane nate sui ciapèj (sassi) di Colonno.E' rimasta questa filastrocca ad immortalare la capacità lavorativa delle donne di Colonno e il loro proverbiale spirito di commercio: El fa minga in temp el batel a rüà che i donn de Culonn inn i prim a sbarcà cun gerli e cavagn, cume i asen cargà. Persin sü i sass lur te fan i danée! Non fa in tempo a giungere il battello che le donne di Colonno sono le prime a sbarcare con gerle e ceste, cariche come asini. Persino dai sassi traggono denaro!

disegno di Artè

martedì 4 marzo 2008

Proverbio di marzo

La neev marzolina, la düra da la sera a la matina.
La neve marzolina, dura dalla sera alla mattina.

Può anche nevicare nel mese di marzo, ma stiamo tranquilli (almeno in città)perché la neve si scioglierà presto.

giovedì 21 febbraio 2008

Proverbio moderno

Se l'umor vuoi
conservare perfetto.
Spegni il televisore
accendi il caminetto.



sabato 2 febbraio 2008

Proverbio di febbraio

Per la Madona de la Candelora,
da l'invernu semm föra.
Ma se l'è serée,
semm dent püsée bée.

Per la Madonna della Candelora
dall'inverno siamo fuori.
Ma se il tempo è sereno
ne siamo dentro in pieno.

La Candelora ricorre il 2 febbraio. E' praticamente impossibile considerare terminato l'inverno per quella data. Ma se il tempo è brutto ed il cielo nuvoloso, possiamo sempre sperare.




Presentazione di Gesù al Tempio (1809)
Vincenzo Camuccini (1771-1844)

qui