


E cosa dire di questa allegra scolaresca che, ad una delle fermate, cantava canzoni natalizie a gola spiegata? Sicuramente una bella iniezione di allegria.




E cosa dire di questa allegra scolaresca che, ad una delle fermate, cantava canzoni natalizie a gola spiegata? Sicuramente una bella iniezione di allegria.

Da un paio di settimane sono costretta ad osservare riposo assoluto a causa di una frattura al piede, risultato di una banale caduta in ambito domestico. La cosa, in fondo, non mi dispiace; stare in poltrona tutto il giorno, servita e riverita, non è poi tanto male, così come mi è di conforto ricevere moltissime telefonate da parte di amici e conoscenti che si informano sul mio stato di salute. E' ovvio che, in queste condizioni, la lettura sia uno dei miei svaghi preferiti. Sabato, mio marito mi ha regalato l'ultimo libro di Andrea Vitali, Zia Antonia sapeva di menta. Vitali, insieme a Camilleri, è uno di quegli autori che mi porterei sulla famigerata isola deserta poiché, come pochi, ha la capacità di farmi estraniare dal mondo reale, calandomi completamente in quella piccola realtà di paese, fitta di personaggi pittoreschi, che caratterizza i suoi romanzi. Ed ecco dipanarsi la storia di questa zia Antonia, intorno alla quale aleggia profumo di menta e di mistero. Non voglio togliervi il piacere di scoprire come si svolge la vicenda, ambientata nella Bellano dei primi anni Settanta, ma raccontarvi, brevissimamente, come tre sostantivi contenuti nel romanzo mi abbiano riportata indietro di tanti e tanti anni.
Rosa Pierre de Ronsard di Meilland
CHE COS’È UNA MAMMA
Rititì lo vuoi saper tu
Che cosa è una mamma?
Nessuno, nessuno dei bimbi lo sa.
Un bimbo nasce e ...va.
Lo sanno, ma forse, ma tardi
quelli che non l'hanno più.
Rititì che pensi e mi guardi,
Rititì lo vuoi saper tu?
Una mamma è come un albero grande
che tutti i suoi frutti dà:
per quanti gliene domandi
sempre uno ne troverà.
Ti dà il frutto, il fiore e la foglia,
per te di tutto si spoglia,
anche i rami si toglierà.
Una mamma è come un albero grande.
Una mamma è come una sorgente.
Più ne toglie acqua e più ne getta.
Nel suo fondo non vedi belletta:
sempre fresca, sempre lucente,
nell’ombra e nel sole è corrente.
Non sgorga che per dissetarti,
se arrivi ride, piange se parti.
Una mamma è come una sorgente.
Una mamma è come il mare.
Non c’è tesori che non nasconda,
continuamente con l’onda ti culla
e ti viene a baciare.
Con la ferita più profonda
non potrai farlo sanguinare,
subito ritorna ad azzurreggiare.
Una mamma è come il mare.
Una mamma è questo mistero:
tutto comprende, tutto perdona,
tutto soffre, tutto dona,
non coglie fiore per la sua corona.
Puoi passare da lei come straniero,
puoi farle male in tutta la persona.
Ti dirà: "Buon cammin, bel cavaliero!"
Una mamma è questo mistero.
(Francesco Pastonchi)
Grazie, Mamma!!!

Per dare fondo al sacchetto ho preparato:
pasta e ceci
ceci in insalata
polpette di ceci
tegame di ceci, patate e spinaci novelli






Il nome Colonno trae origine, a quanto pare, da una colonia di greci qui esportati, più di duemila anni fa, da Giulio Cesare. Il suo territorio si estende dalle cascate delle Camogge fino al confine con la Casa Rossa, ora casa di cura Villa Stefania.Questa zona è chiamata "Zoca de l’oli", ossia "Conca dell’olio": acque calme e lisce, come l'olio ancora prodotto artigianalmente dagli olivi coltivati su questa costiera. Dietro l’abitato sono subito visibili i terrazzamenti e i muriccioli, costruiti nel passato dai suoi abitanti, per ricavarne terreni coltivabili.
Proprio le donne di Colonno, dalla fine dell'Ottocento fino ad oltre gli anni del boom economico del secolo scorso, si assoggettarono a straordinarie fatiche, coltivando e raccogliendo, in quel tormentato ed erto pezzo di terra, un faticato prodotto di frutta ed ortaggi che, insieme al burro "nostrano" e ai formaggi dell'alpe, portavano di buon mattino sul mercato di Como, inondando dei profumi provenienti dalle loro gerle, ricolme di ogni bendiddio, i battelli della navigazione lariana. La loro attività era tanto intensa da spingere qualcuna di loro ad offrire vegetali pseudo-autoctoni alle sposine della Tremezzina, che pur avrebbero dovuto nutrire dubbi sulla reale provenienza degli esotici prodotti, ma tant'è. L'ingenua di turno ci cascava, ed eccola proclamare, agli esterefatti familiari, di aver comprato un'autentica rarità: le banane nate sui ciapèj (sassi) di Colonno.E' rimasta questa filastrocca ad immortalare la capacità lavorativa delle donne di Colonno e il loro proverbiale spirito di commercio:
El fa minga in temp el batel a rüà
che i donn de Culonn
inn i prim a sbarcà
cun gerli e cavagn, cume i asen cargà.
Persin sü i sass lur te fan i danée!
Non fa in tempo a giungere il battello
che le donne di Colonno
sono le prime a sbarcare
con gerle e ceste, cariche come asini.
Persino dai sassi traggono denaro!
disegno di Artè
