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martedì 16 marzo 2010

Torta al caffè cotta al vapore

Nella nostra famiglia tutti amano festeggiare il compleanno con la torta preferita. Mio marito, per esempio, predilige la meringata, mentre la figlia maggiore chiede la crostata ai due cioccolati e la minore stravede per la crostata ai lamponi con crema soffice alla vaniglia ( per la verità, siccome il dolce è particolarmente laborioso e sempre a rischio di fallimento fino all'ultimo istante, la mia ragazza, la scorsa estate, sentendomi brontolare e accidentare senza posa mi ha detto: "Mamma, se la torta ti costa tanta agitazione e nervosismo, non me la fare più!"). Io, al contrario, bypasserei volentieri il mio anniversario ma, non potendomi sottrarre al rito, preparo una cosa piuttosto sobria e priva di fronzoli, come si addice al mio carattere sostanzialmente schivo. Ad ogni modo, sobrietà e mancanza di fronzoli non significano necessariamente un prodotto scadente, anzi... Per questa ragione ho deciso di presentare la mia Torta al caffè cotta al vapore al concorso organizzato da Genny per festeggiare il primo genetliaco del suo blog. Mio vecchissimo cavallo di battaglia, l'ho persino portata ad un raduno di forumisti della Cucina Italiana online. La ricetta proviene dal manuale della mia vaporiera elettrica Girmi; io ho soltanto modificato, nel corso del tempo, la glassa di copertura.





Per la torta:
120 g di burro
120 g di zucchero
3 uova intere
1 cucchiaino di pasta di vaniglia o i semi di un baccello
2 cucchiai rasi di caffè solubile
75 g di farina bianca 00
75 g di maizena
2 cucchiaini da tè di lievito in polvere
1 pizzico di sale

Aiutandosi con delle fruste elettriche, montare a lungo il burro, lasciato a temperatura ambiente, con lo zucchero; aggiungere in seguito le uova, uno alla volta, la vaniglia e il caffè, sciolto in pochissima acqua calda. Quando la massa sarà ben gonfia, unire la farina, setacciata con la maizena, il lievito e un pizzico di sale. Versare l'impasto in uno stampo da plum-cake, precedentemente imburrato e con il fondo ricoperto da una striscia di carta forno. Coprire con un foglio di carta forno imburrato e un ulteriore foglio di alluminio, per sigillare bene il tutto. Adagiare lo stampo nel cestello della vaporiera e cuocere la torta per 75 minuti. Lasciare raffreddare il dolce prima di glassarlo.

Per la glassa al cioccolato:
100 g di cioccolato fondente al 50% di cacao
50 g di cioccolato fondente al 75% di cacao
1 cucchiaino di caffè solubile
1 cucchiaio di zucchero
3 cucchiai di acqua
3 cucchiai di latte
mandorle a fette o granella di nocciole

Mettere il cioccolato spezzettato in un tegamino, versare sopra il caffè, un cucchiaio di zucchero, l'acqua e il latte bollenti. Far sciogliere a bagnomaria amalgamando il tutto; versare sulla torta, distribuendo la glassa sulla superficie e sui fianchi. Far leggermente colorire, in un padellino antiaderente, le mandorle a fette (o le nocciole). Quando saranno freddate, cospargerle sul dolce.

Annota bene: E' possibile utilizzare il forno tradizionale, portandolo alla temperatura di 170°C e cuocendo la torta per circa 40 minuti (verificare con uno stecco), ma la particolarità di questo dolce sta tutta nella cottura a vapore, che conferisce all'impasto una sofficità e leggerezza particolari.

Torta di mele (di Nonna Papera)

Quando Sabrine mi ha gentilmente invitata a partecipare a questa raccolta mi è scappato un sorriso: quante volte, da bambina, mi sono incantata a sognare sulle pagine di Topolino! Il personaggio che preferivo in assoluto era quello di Nonna Papera, così materna e dolce con i nipoti, ma anche risoluta e grintosa nel gestire da sola l'attività della sua fattoria. Era diventata un classico la scenetta in cui nonna Papera, dopo aver cotto un'americanissima apple pie, mette a raffreddare il dolce sul davanzale della finestra e il golosissimo Ciccio, una specie di grossa oca obesa, suo aiutante alla fattoria, glielo sottrae, andandoselo a mangiare di nascosto da qualche parte. Non ho mai ricevuto in dono il Manuale di Nonna Papera anche se mio fratello, il solito cocco di casa, possedeva il Manuale della Giovani Marmotte (ne era gelosissimo ed io, per potermelo leggere con tutta calma, dovevo aspettare che uscisse di casa per andare a giocare al pallone con i suoi amici). Per la ricetta della torta di mele devo ringraziare Sabrine e la gentile Marina, del blog Altezza Reale, che ha cortesemente copiato la pagina del manuale.



Un barone scozzese potrebbe benissimo limitare la propria attività a passeggiare per i viali del suo castello, con il gonnellino scozzese, un cane scozzese al guinzaglio e un buon bicchiere di whisky scozzese a portata di... baffi. E invece che cosa ti combina Nepero, che era appunto un barone scozzese? Inventa i logaritmi, cioè un modo per semplificare i conti tale da far venire i calcoli... al fegato dei poveri studenti, naturalmente! Per riconfortare i tapini, Nonna Papera propone questa ottima torta di mele.

Che cosa occorre:
gr 200 di farina
gr 150 di zucchero
una bustina di lievito
2 uova
latte
scorza di limone
un chilo di mele

Come si procede:
Sbattete bene le uova con lo zucchero e aggiungete a poco a poco la farina setacciata insieme al lievito e la scorza di limone, aggiungendo via via il latte per mantenere morbida la pasta. Ungete e impanate una tortiera (scuotete via il pane superfluo) e versate la pasta. Intanto avrete sbucciato e tagliato a fette, il più possibile regolari, le mele: mettete elegantemente le fette sopra la pasta e cospargetele di zucchero e qualche fiocchetto di burro. Cuocete per circa mezz'ora in forno moderato.
Versione festiva: lasciate a bagno le mele affettate una mezz'oretta nel rum, poi unite delle noci spezzettate e qualche uvetta pure macerata nel rum, unite il tutto alla stessa pasta che avete preparato per l'altra torta, e infornate.



venerdì 12 marzo 2010

Torta Mimosa

Dopo gli esperimenti dei giorni scorsi con il biscuit di Alda e in occasione di una cena comunitaria con le amiche, mi sono lanciata in questa preparazione di Torta Mimosa che presenta la novità di aggiungere, ad un normale pan di Spagna, una minima quantità di olio d'oliva e un cucchiaino di lievito. Devo dire che il risultato è stato positivo: il dolce aveva una consistenza ed una sofficità meravigliose.



per la torta:
4 uova
150 g di zucchero
la scorza grattugiata di 1/2 limone bio
30 g di olio d'oliva NON extravergine
160 g di farina 00
1 cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di sale

per la crema chantilly:
1/2 litro di latte intero
la scorza di 2 limoni bio
4 tuorli
130 g di zucchero
15 g di farina + 15 g di maizena
un pizzico di sale
4 dl di panna fresca

per la bagna:
un dito di liquore Lemoncello
poco latte

Con le fruste elettriche montare a lungo e alla massima velocità le uova (a temperatura ambiente) con lo zucchero e la scorza di limone, finché il composto diventerà soffice e chiaro, aumentando moltissimo di volume. A questo punto, ridurre la velocita e aggiugere, a filo, l'olio d'oliva. Completare con la farina, setacciata con il lievito e il sale, aggiungendola gradualmente e lavorando con una spatola flessibile, con il solito movimento dal basso verso l'alto. Versare la massa in uno stampo (diametro 24) imburrato e infarinato e cuocere in forno moderato 170-180 per circa 30'. Sfornare, rovesciare la torta su una gratella e lasciar raffreddare. Fasciare la torta nell'alluminio e utilizzarla il giorno dopo.

Preparare la crema pasticcera mettendo a scaldare il latte con la scorza dei limoni (prelevata con un pelapatate, badando di lasciare la sola parte gialla). Quando il latte starà per spiccare il bollore, toglierlo dal fuoco, coprire la casseruola e lasciare in infusione per una decina di minuti. In un altro recipiente, montare i tuorli con un pizzico di sale, lo zucchero e le farine setacciate. Unire a filo il latte, porre sul fuoco e, al bollore, cuocere per 3 minuti. Versare il preparato in una ciotola,eliminando le bucce di limone. Coprire con pellicola, facendola aderire alla crema; lasciar raffreddare. Conservare in frigo fino al momento dell'uso (io l'ho preparata il giorno prima). Poco prima di farcire la torta, montare la panna e unirla alla pasticcera, lavorando con delicatezza la massa.

Montaggio del dolce: con un lungo coltello seghettato, tagliare orizzontalmente dal dolce un disco alto 1,5 cm. Scavare la base lasciando un bordo di circa 3 cm e badando di non rompere il fondo. Tagliare la mollica prelevata a minuscoli dadini e tenerla da parte. Mescolare un dito di Limoncello con qualche cucchiaio di latte; pennellare questa bagna sulle pareti e sul fondo della torta. Riempirla con parte della crema chantilly, mescolata ad un po' dei dadini di mollica. Posizionare il coperchio (la parte leggermente bombata deve rimanere sotto), pennellare anche questo con la bagna e ricoprire interamente il dolce con il resto della crema, spatolandola bene sui bordi. Distribuire su tutta la superficie i dadini di torta tenuti da parte, cercando di farli ben aderire. Conservare la Mimosa in frigo per almeno mezza giornata, prima di servirla.



giovedì 11 marzo 2010

99 colombe per l'Abruzzo


disegno di Nina

A quasi un anno dal terribile terremoto che ha devastato l'Aquila e l'Abruzzo, la ripresa è lenta e faticosa e lontano sembra il momento di un completo ritorno alla normalità. Come trovare il modo di dimostrare concretamente la propria solidarietà agli amici abruzzesi? Artemisia ha pensato a questa bella iniziativa e ha coinvolto Lydia e tutti i blogger di sua conoscenza per sostenerla. E' così nato 99 colombe, un blog per promuovere e diffondere la conoscenza di un'antica casa dolciaria de L'Aquila, Sorelle Nurzia, fondata nel 1835. L'azienda, conosciuta in tutta Italia e nel mondo per i suoi pregiati torroni, affronta la crisi post-terremoto diversificando la sua produzione. E' di questi giorni il lancio di una nuova linea di prodotti per la ricorrenza pasquale: colombe, pizze di Pasqua prodotte con patate locali e lievitate 2 giorni, uova di cioccolato realizzate con il cioccolato dei loro torroni e ovetti confettati, praline di ogni tipo, amaretti, cantucci al pistacchio e tanti tanti altri prodotti da forno.


Artemisia fa una proposta: pensare a un modo inventivo, goloso, attraente di presentare le nurzità sulla tavola pasquale. Una crema, un coulis di accompagnamento, un modo di mangiare un uovo di cioccolato, una fragrante colomba che non sia il nudo e crudo infilarseli in bocca. Ogni prodotto di Sorelle Nurzia accompagnato da qualcosa o trasformato in qualcos'altro va bene allo scopo. Tutta la bloggherità gastronomica della rete, blogger o non blogger, è invitata a partecipare.

Se però, assolutamente lontani da qualsiasi passione per i fornelli, si volesse partecipare comunque, si tenga presente che un racconto, una disegno, un ricamo, una canzone - purchè in tono, in che modo vedete voi, ci piace sollecitare la vostra fantasia - sarà grandemente apprezzato.

Entro la mezzanotte del 5 aprile i partecipanti, blogger e non, propongono un'idea su i prodotti Nurzia a 99 colombe.

Entro la mezzanotte del 5 aprile chiediamo di proporre l'idea a 99 colombe con una email a 99colombe@gmail.

Il 6 aprile, a un anno dal terremoto, 99 blog pubblicano, in contemporanea, una ricetta. 99 blog, tutti insieme. Una bella sorpresa nel mondo del web.

Il numero 99 lo riteniamo irrinunciabilmente simbolico; me se saremo 9 o 9 volte 99 andrà bene lo stesso.

Gli Haiku di Papavero


-I-


come fontane
gorgogliano tenaci
colombe al nido



-II-


reca colomba
per i cieli d'Italia
dolci messaggi



-III-


ogni colomba
appassionata al volo
brama la casa



-IV-


di piume e penne
di abbandoni vigili
il nostro volo



-V-


bianca paloma
segue scia di linguaggi
la stessa traccia



-VI-


colomba e aquila
inseguono gli istanti
il cielo è vasto



-VII-


suoni del mondo
di colombe e fontane
d'armonia impronta



-VIII-


NOVANTANOVE!
tela di continuità
preme la vita


-IX-


novantanove
papaveri e pensieri
cuore e ricette


nove di marzo duemiladieci



-X-


spicca l'evento:
l'eco di suono d'acqua
battito d'ali


nove di marzo duemiladieci



-XI-


saziate d'aria
colombe pregustano
dolci bocconi


dieci di marzo duemiladieci


-XII-

tante colombe
un volo di sorelle
occupa il cielo

-XIII-

un volo più ampio
sa di fresco e vitale
a pelo d'aria

dodici marzo duemiladieci, h. 13,13,
secondo giorno di volo

-XIV-

tutte a raccolta
veloce frullo d'ali
cielo affollato

tredici marzo duemiladieci, terzo giorno di volo


-XV-


minima sosta

il riposo ritempra
forze del volo

quattordici marzo duemiladieci, quarto giorno del volo

-XVI-

colomba ride
è cordata del cuore
verso l'Abruzzo!

quindici marzo duemiladieci, quinto giorno del volo

-XVII-


colombe in viaggio
il volo il simbolo
doppio fardello


-XVIII-


esitazione
a volte la stanchezza
rallenta il viaggio


-XIX-


ebbrezza in volo
ma pure una condanna
eterno giogo


-XX-


ogni colomba
a dimestichezza usa
imbocca il volo


sedici marzo duemiladieci, sesto giorno di volo


XXI


incontro all'alba
la scena verticale
spazi del cielo




XXII


la prima volta
inauguri l'ebbrezza
se assaggi il cielo




XXIII



il cielo luccica
di colombe scintille
in movimento




XXIV


giochi visivi
vertigini di vuoto
e poi la rotta



diciassette marzo duemiladieci, settimo giorno di volo

XXV

schegge di vento
che non toccano terra
solchi nel cielo




XXVI


strisce di luce
che sembrano miraggi
imposte aperte!




XXVII


Mondo dall’alto
Fazzoletto dipinto
Tangram d’incastri




XXVIII


Le brezze d’aria
Un morbido cuscino
Ovatta molle




XXIX


Un’aria fine
Fisicità del cielo
fili di terra



diciotto marzo duemiladieci, ottavo giorno di volo

XXX


Colombe d’oggi
Spiccano voli in casa
Rampa è computer



XXXI


Colombe bloggers
Passaparola sutasti
Immoto volo



XXXII


Vivaci e pronte
Rispondono al richiamo
Cliccando tasti



XXXIII


Frulli e rifrulli
Echeggiano contatti
Colombe all’erta



XXXIV


La vita è forte
Colomba non s’arrende
Prosegue il viaggio



XXXV


Natura sceglie
Vita delle colombe
Storie di voli



Diciannove di marzo duemiladieci, nono giorno di volo



XXXVI


Lunga distanza
Accordo stretto affianco
Schiera compatta



XXXVII


Volo di gruppo
Svela la facilità
Del nostro fine



XXXVII


Non è posto tuo!
Nessuno può gridarlo
Alle colombe



XXXVIII


A stormi e schiere
Nessuna tiritera
Virtù appresa



XXXIX


A pelo d’aria
talvolta a pelo d’acqua
urge volare!



XL


Lievi colombe
Minimità nel tutto
bianchi granelli



XL


Un mutuo intreccio
Colombe con gli umani
Terra con cielo



venti di marzo duemiladieci, decimo giorno di volo

XLI


Dai guarda meglio
Ti pare un’astrazione?
Cielo d’Abruzzo!



XLII


A tinte tenui
Come carta velina
Lo sfondo d’aria



XLIII


Forme sinuose
Monti declivi piani
Fluida visione



XLIV


I tanti mondi
Giostra ricca di cose
Che mulinelli!


XLV


Cielo d’Abruzzo
Di montagna e mare
Il nutrimento



XLVI


Flusso c’inghiotte
Come mare imponente
Oceano d’aria



ventuno di marzo duemiladieci, undicesimo giorno di volo

XLVII


Quassù dall’alto
Le montagne accennate
Linee sicure



XLVIII


Intravedere
Righe di campi e d’acque
Odore d’aria



XLIX


Venti propizi
Migrano onde di suono
Cristallo e luce



L


un turbamento
un tempo incerto linea
di vaghezza



LI


di quante spanne
e leghe e miglia è fatta
la lontananza?



LII


Una lanterna
O tante luminarie
Per fare luce



LIII


sorvolare
L’euforia sottopelle
il rapimento



ventitre di marzo duemiladieci, tredicesimo giorno di volo


LIV


La primavera
Nostra cornice d’agio
Velluto d’aria



LV


A primavera
Coi guizzi del risveglio
Voli più audaci



LVI


Nostri timori
Incontro di sparvieri
Attriti in volo



LVII


La rotta storta
Accade raramente
Disorientate



LVIII


È spaesamento
Incerto vorticare
Planando piano



LIX


La rotta giusta
Un profumo ed un fiuto
Un sentimento



LX


Il nostro nido
Tappa d’arrivo e gioia
Se siamo esauste



ventiquattro di marzo duemiladieci, quattordicesimo giorno di volo

LXI

Danze nel cielo
A rincorrere nubi
Siamo perdenti


LXII

Le nubi bianche
Come soffice spuma
Di panna dolce


LXIII

Nuvole grigie
Il cielo corrucciato
Prepara l’ira


LXIV

Nuvole nere
Il tempo che passi il broncio
Al tempo nero


LXV

Il temporale
Taglia e sferza.. un riparo
Leste cerchiamo


LXVI

Il temporale
Saette tuoni vortici
Destino in corso


LXVII

Elettricità
un sapore nell’aria
impresso dentro


LXVIII

Il volo astratto
un obbedire assorto
tutto s'intreccia


venticinque di marzo duemiladieci, quindicesimo giorno di volo


LXIX

Cime d’alberi
Ramificate case
Lesto rifugio!


LXX

L’attesa in dote
Colombe al femminile
trama di volo


LXXI

Stesso destino
A cure provvedere
Senza mai sosta


LXXII

Pesano i voli
Ma pensiamo al volo
Volo anche fuga


LXXIII

Poi la schiarita
Arruffiamo le penne
Di nuovo in volo


ventisei di marzo duemiladieci, sedicesimo giorno di volo


LXXIV

Biblica scena
In avanti volare
Destino dato


LXXV

Veloci fughe
O minuetti o gavotte
con brio volare


LXXVI

Tutte le fughe
Son malinconia e gioia
Bach lo sapeva


LXXVII

I contrappunti
Polifonia dei voli
Musica viva!


ventotto di marzo duemiladieci, diciottesimo giorno di volo


LXXVIII

I Vuoti d'aria
I troppo pieni un'onda
Un oscillare


LXXIX

Aria di notte
Non più luce e calore
Il volo tace


LXXX

Brezze notturne
Sibilano litanie
Versi e versetti


LXXXI

Notte avviluppa
Intenzioni e palpiti
Restano a galla


LXXXII

Suoni silenti
E musica a grancassa
La notte accoglie


LXXXIII

Notti profonde
Acconsentiamo al buio
Cuscini e sonni


LXXXIV

Ritmata notte
Di sosta e lenimento
Di buio calmo


trentuno di marzo, ventunesimo giorno di volo

LXXXV


Colomba sogna
Agilità e tenacia
D’esser se stessa



LXXXVI


Colomba spera
Ebbrezza e competenza
Raggiunger meta!



LXXXVII


Colomba aspetta
L’incastro del tempo
Il suo dettato



LXXXVIII


Colomba sente
Tic del giro armonico
Continuo assiduo



LXXXIX


Colomba vuole
fuggire l’amarezza
un segno dolce!



XC


Il volo avanza
Giulivo corteo in cielo
Colombe in action!




Primo di aprile duemiladieci, ventiduesimo giorno di volo


XCVII


Radici salde
Come colombe sono
Fedeli al volo



XCVIII


Vivere i voli
Fidandosi affidando
Vita alla Vita


XCIX


Volo un respiro
Un flusso un abbandono
Docile resa




Pasqua, quattro di aprile duemiladieci, venticinquesimo giorno di volo



The End : la collana di haiku dedicata a "99 Colombe" ha infilato tutti i 99 grani-haiku

ho monitorato il voloviaggio per venticinque giorni, son coccia tosta -


buona pasqua!




giovedì 4 marzo 2010

Il ritorno del biscuit di Alda



Negli ultimi giorni la ricetta del biscuit di Alda ha conosciuto un meritato revival: Artemisia l'ha farcito con la marmellata di limoni, Papavero, che ne aveva già ideata una versione ai fichi, ha rilanciato con quella glassata all'arancia e ripiena di frutti canditi; ieri l'ho ripreparato anch'io, tal quale all'originale, e pure Artemisia l'ha rifatto, farcendolo con una strepitosa lemon curd di sua invenzione. Cara Alda, che bello ricordarti in questa dolce maniera, e quant'è buona questa torta!

martedì 2 marzo 2010

Queen Alexandra's Sandwiches

Dopo qualche anno di oblio sono tornate, su GamberoRossoChannel, le repliche delle TWO FAT LADIES, la serie tv che vede protagoniste due rotonde e attempate signore inglesi (la bruna Jennifer Patterson, buonanima, e la bionda e virile Clarissa Dickson Wright) le quali, a bordo di un sidecar Triumph Thunderbird, viaggiano per il Regno Unito fermandosi a cucinare in posti incantevoli come castelli, cattedrali, club esclusivi, collegi vecchio stile e persino campi di addestramento militare. In ogni luogo, le simpatiche donzelle predispongono un elegante menu, infischiandosene delle calorie e dei grassi animali , ma badando piuttosto a che gli alimenti siano freschissimi e di ottima qualità. La preparazione delle vivande è intervallata da battute spiritose, canti, fumate di sigaretta e parecchi calici di vino. Più simpatiche di così! Effettivamente, la loro cucina non è delle più salutari, ma una volta tanto è cosa buona abbandonarsi alla tentazione di addentare uno di questi voluttuosi e molto edoardiani sandwiches. Le mie dosi di seguito, quelle originali le potete trovare qui.

PS un'altra stuzzicante ricetta delle Two Fat Ladies è quella dei salatini del gentiluomo.

QUEEN ALEXANDRA'S SANDWICHES


Per 4 sandwiches:
8 fette di pancarré integrale
40 g di burro morbido
1 cucchiaino di senape (io ho usato la senape rustica)
qualche goccia di succo di limone
una maionese preparata con un tuorlo, un goccio di aceto, 1/2 bicchiere circa di olio di oliva, sale, pepe bianco, succo di limone
7-8 gocce di Tabasco
150 g circa di pollo lesso o arrosto
8 fette di lingua
80 g circa di rucola, grossolanamente tagliata

Lavorare il burro con la senape e qualche goccia di succo di limone. Preparare la maionese, insaporendola con il Tabasco. Tritare finemente il pollo ed unirlo alla maionese. Spalmare su quattro fette di pane il burro aromatizzato, adagiando due fette di lingua su ogni porzione. Spalmare sulle rimanenti fette il composto di maionese e pollo, cospargendo con la rucola tritata. Accoppiare il pane, premendo un po' sulla farcitura. Eliminare la crosta con un coltello affilato e tagliare ogni sandwich in quattro o otto triangoli.

Annota bene: per ottenere un taglio più netto, consiglio di avvolgere i sandwiches in carta forno e conservarli in frigo per almeno un'ora, prima di procedere alla porzionatura.

La foto delle Two Fat Ladies è presa dal sito dell'Università del Minnesota.

Pastina in brodo di pollo

Uno di quei "mangiarini" che, infallibilmente, mi propinava mia madre ad ogni accenno di influenza o malanno stagionale. Pollo lessato con puré di patate e carote a mezzogiorno, pastina in brodo la sera; questo il menu del primo giorno a letto della mia infanzia, cascasse il mondo. Era quasi una gioia ammalarmi: qualche giorno di riposo al calduccio, niente scuola, cucina leggera ma prelibata, giornalini a gogo...i fastidi di una bronchite erano ampiamente ripagati dai vantaggi delle coccole materne L'imprinting dev'essere stato efficace, perché mi sono comportata esattamente nello stesso modo con le mie figlie. E così, quando il termometro sale sopra i 38°, scatta la corsa all'acquisto delle cosce di pollo ;)

Per quattro persone:
3 cosce di pollo
un pezzetto di sedano
una carota
qualche gambo di prezzemolo
il bianco di un porro
sale
150 g di pastina
una noce di burro
parmigiano grattugiato

Privare della pelle le cosce di pollo, lavarle sotto un getto d'acqua, disporle in una pentola con tutti gli odori da brodo. Versare acqua quanto basta, portare a bollore, salare. Schiumare le eventuali impurità. Cuocere per una quarantina di minuti. A tempo debito, scolare le verdure e la carne, unire al brodo la pastina e proseguire la cottura. Nel frattempo, disossare le cosce e tagliare minutamente la polpa del pollo, versando il preparato nella minestra. Una volta spento il fornello, unire una noce di burro e un paio di cucchiaini di parmigiano grattugiato.

lunedì 1 marzo 2010

Minestra di lenticchie di Castelluccio e mazzancolle

Gustosa combinazione di legumi e crostacei. Il tocco esotico del curry, aggiunto in parsimoniosa quantità alle mazzancolle, regala un po' di sprint alle italiche lenticchie.



Per quattro persone:
300 g circa di lenticchie di Castelluccio di Norcia
un mazzetto guarnito composto da: tre rametti di timo, un ciuffo dirosmarino, due foglie di salvia, una foglia di alloro e uno spicchio d'aglio
1 cucchiaino di passata di pomodoro
sale, pepe del mulinello
olio extravergine
un pizzico di curry Madras
20 mazzancolle freschissime

Lavare sotto un getto di acqua corrente le lenticchie. Gettarle in una pentola insieme al mazzetto guarnito e alla passata di pomodoro, coprendo con acqua in quantità sufficiente alla minestra. Portare a bollore e cuocere per una mezz'oretta. Salare e pepare quasi a fine cottura. Nel frattempo, sgusciare le mazzancolle, risciacquarle, asciugarle in una panno carta e farle insaporire (per 30')in un filo d'olio e un pizzico di curry. Al momento di andare in tavola, riscaldare bene una padella andiaderente e mettervi a scottare i crostacei per pochi minuti. Salare. Disporre qualche mestolo di minestra nelle fondine, guarnendo con un filo d'olio a crudo e le mazzancolle speziate.

Minestra di riso e spinaci



per quattro persone:
brodo vegetale o di dado q.b.
1 piccolo porro
1 piccola patata
160 g di riso
150 g di spinaci novelli
una noce di burro
parmigiano grattugiato

In una capace pentola versare il brodo, il porro finemente affettato e la patata tagliata a dadolini. Portare a bollore e gettarvi il riso, mescolando accuratamente con un cucchiaio di legno. Quando mancheranno pochi minuti alla cottura del riso, aggiungere gli spinacetti. Completare la minestra con una noce di burro e qualche cucchiaio di grana. Lasciar riposare un paio di minuti prima di versare nelle fondine.

Minestra di orzo, patate e porri

In casa mia, tre sono le minestre più amate: la minestra di riso e prezzemolo, la minestra di riso e spinaci e quella di orzo, patate e porri. Quest'ultima, in particolare, una vecchia ricetta della Cucina Italiana (marzo 1984), è un autentico comfort food che vi ristorerà nelle fredde sere invernali. La base delle mie minestre è sempre il porro; con quel suo sapore dolce e delicato rende speciale ogni preparazione.



Per quattro persone:

brodo di carne (oppure di dado) q.b.
1 patata media
2 porri
150 g di orzo perlato
un ciuffo di prezzemolo
noce moscata
una noce di burro
formaggio grana grattugiato

Lavare, sfogliare delle prime guaine e affettare a rondelle i porri. Sbucciare e risciacquare la patata. Trasferire gli ortaggi nella pentola contenente il brodo e portare a bollore. Unire l'orzo, cuocere per circa 30'. Raccogliere la patata con la ramina e schiacciarla con una forchetta. Rimetterla nella pentola e proseguire la cottura per una decina di minuti o finché l'orzo sarà ben cotto. Nel frattempo, mondare e lavare il prezzemolo, tritandolo finemente. Quando la minestra sarà pronta, spegnere il fornello, condire con una noce di burro, il prezzemolo trito e una bella grattugiata di noce moscata. Scodellare la minestra e passare a parte il grana.