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martedì 29 agosto 2006

Cartoline portoghesi


LISBONA

Lisbona è una città meravigliosa e il viaggiatore rimane colpito dal fascino storico della capitale più occidentale d’Europa. Chi, come me, ci ritorna dopo diciotto anni, si accorge immediatamente della sua trasformazione: i monumenti e le facciate degli edifici più rappresentativi sono stati completamente ripuliti e restaurati e si ha l’impressione, fondata, che il ritmo di vita abbia subito un’accelerazione marcata. Alla vigilia dell’Expo 98 i lavori coinvolsero il centro con un lifting alle piazze principali, la rimozione dei cumuli di rifiuti e la pedonalizzazione delle strade. E’ ovvio che il benessere che sembra aver investito la maggioranza della popolazione non è che la facciata, ben truccata, di una situazione un po’ diversa. Basta addentrarsi in alcuni vicoli non lontani dal centro o fare una pia visita ad una delle meravigliose chiese del quartiere del Chiado che un vero esercito di mendicanti si materializza dal nulla, dimostrando che la realtà è un po’ lontana dall’apparenza patinata.
Per ragioni di forza maggiore e per non annoiare nessuno, ho dovuto condensare in poche foto tutta la bellezza dei luoghi visitati.Avevamo prenotato una camera all’albergo Tivoli Jardim perché riuniva tre caratteristiche fondamentali:
  1. vicinissimo al centro- una parallela di Avenida da Liberdade
  2. parcheggio garantito
  3. prima colazione a buffet compresa nel prezzo
Ve lo consiglio, ci siamo trovati molto bene.

L'Avenida da Liberdade è un vivace boulevard, concepito sul modello degli Champs-Elisées. Fu completato nel 1886, formando un’asse di collegamento tra il centro del XVIII secolo e la nuova area costruita nel XIX secolo. In cima all’Avenida si erge l’enorme colonna da cui la statua del Marchese de Pombal domina sul punto nevralgico del traffico cittadino: il rondò di Praça Marquês de Pombal, un carosello convulso di auto strombazzanti. Alle sue spalle, il parco Eduardo VII, anima verde della capitale. Dall’alto del monumento, il Marchese, in compagnia di un leone di bronzo, guarda serenamente la lontana Baixa, che lui stesso ha imposto alla città.
Baixa

Il quartiere della Baixa è formato da una serie di case dall'architettura neoclassica rigorosamente e intenzionalmente uniformi, con strade ad angolo retto che formano una perfetta scacchiera urbanistica. Le vie che collegano la Baixa fino alla grande Praca do Comercio sono tutto un susseguirsi di negozi, banche e uffici. La strada centrale, più larga, è rua Augusta.

Rua Augusta sfocia sotto l'arco trionfale di accesso alla Praca do Comercio.





La Praca do Comercio è una delle più grandi piazze d'Europa (180x200 metri), tre lati di eleganti edifici a portici e un accesso monumentale al fiume Tago. Al centro, la statua settecentesca in bronzo di D.Jose I.


ROSSIO
Il Rossio è il cuore pulsante di Lisbona. Chiunque si sposti per la città passa di qui almeno una volta al giorno. Rossio vuol dire "grande piazza" ed è il nome con cui comunemente è denominata la Praca Dom Pedro IV, una delle piazze più antiche della città (risale al 1200).Il tizio in cima alla colonna alta 23 metri è Dom Pedro IV, o almeno è colui che lo rappresenta nominalmente nella statua di brozo. C’è chi ritiene che abbia le fattezze dell’imperatore Massimiliano del Messico: nel 1870 la nave che trasportava la sua statua da Marsiglia al Messico era attraccata a Lisbona quando si sparse la notizia del suo assassinio. Per combinazione, il Portogallo aveva appena ordinato una statua di Pedro IV allo stesso scultore francese, Elias David, e così ci si accordò per tenere il monumento. Le figure intorno alla base rappresentano Giustizia, Saggezza, Coraggio e Moderazione.
A un lato della piazza, il Teatro Nacional Dona Maria II. In stile neoclassico, ha 6 colonne doriche che facevano parte della Chiesa di San Francesco, distrutta dal terremoto del 1755.


CHIADO
Il Chiado è il quartiere chic e artistico di Lisbona. Più propriamente è il largo che ospita la statua del poeta rinascimentale Ribeiro (detto Chiado), ma in pratica il nome Chiado finisce per indicare tutto l'isolato. Zona molto elegante e ricca di negozi. Per visitare il Chiado è consigliabile prendere l'elevador de Santa Justa. Costruito nel 1902 da Raúl Mesnier de Ponsard, un ingegnere di origine francese seguace di Gustave Eiffel, questo ascensore metallico alto 45 m veniva attivato da una macchina a vapore. Consente tuttora di accedere ad una piattaforma che offre una vista eccezionale a 360 gradi.

Panoramica del Convento do Carmo dall'ascensore de Santa Justa. La chiesa gotica di Nostra Signora del Monte Carmelo venne semidistrutta durante il terribile terremoto del 1755. Il soffitto crollò sui fedeli ammassati per i riti di Ognissanti, risparmiando solo i muri perimetrali e qualche arcata. Il Museo archeologico si trova sul retro della chiesa.



Poco distante dalle rovine del monastero del Carmelo, al numero 120 di Rua Garrett, si aprono le vetrine vecchio stile della celebre caffetteria A Brasileira, dove Fernando Pessoa amava venire a scrivere, seduto ad uno dei tavolini del caffè. Una statua in bronzo a grandezza naturale ne perpetua il ricordo.

Adiacente, la Casa Havaneza è dedicata all'arte di fumare il sigaro. Un altro luogo rinomato: il Confeitaria Nacional, fondato nel 1829. Situato nelle antiche scuderie dell'immenso palazzo dei conti di Valadares, questo luminoso bar-ristorante propone in particolare una larga scelta di pasticceria tradizionale, come i pastéis de nata, deliziosi dolcetti a base di crema e pasta sfoglia, da gustare con una bica, un caffè molto ristretto.


Dalla Piazza Chiado, percorrendo Rua da Misericordia, si raggiunge la chiesa di São Roque. Costruita tra il 1566 e il 1575, esteriormente appare austera, ma all'interno la decorazione fittissima ne fa un capolavoro. Pezzo forte della chiesa la Capela de São Joao Baptista, costruita interamente a Roma su progetto di Luigi Vanvitelli, quindi smontata pezzo per pezzo, spedita a Lisbona a bordo di tre navi e qui ricostruita nel 1747. È un esempio tardo barocco arricchito da materiali preziosi come l'alabastro e i lapislazzuli. Annesso alla chiesa c'è un piccolo ma interessante museo.

L'Elevador da Bica che, dalla zona di Chiado-Camões scende verso il Tago.



Fa parte di quella categoria di mezzi su rotaia molto comuni a Lisbona, denominati elèctricos (tram e funicolari).


CASTELLO DI SAN GIORGIO
Lisbona ebbe origine sul colle del Castello, con un insediamento dell’Età del ferro che fu successivamente occupato dai Romani, dai Visigoti e dai Mori, ognuno dei quali vi aggiunse le proprie fortificazioni.



BELEM

Il quartiere dove rimangono le maggiori testimonianze di quel gotico iperdecorato a temi spesso di carattere nautico, che ha preso il nome di Manuelino (da re Manuel I) è il quartiere di Belém, ovvero Betlemme in portoghese. Da Belém partivano le navi che si lanciavano alla scoperta delle terre e dei continenti ignoti, pronte ad affrontare l’oceano.Quest'elegante torre manuelina fu eretta tra il 1515 e il 1519 nel mezzo del Tago, per difendere la foce del fiume e il monastero dei Geronimiti. In seguito al terremoto del 1755, il corso del fiume fu deviato e la torre sorge ora sull'orlo della spiaggia.


Il Padrão dos Descobrimentos (Monumento alle scoperte), costruito per la esposizione mondiale del 1940, ha la forma di una caravella stilizzata, con a bordo le statue degli eroi portoghesi del periodo delle scoperte, guidati dal principe Enrico il Navigatore.Seguendo il corso del sole, l’ombra della sezione trasversale del monumento traccia il progresso degli esploratori portoghesi intorno alla mappa del mondo in marmo, sulla piazza sottostante.


Mosteiro dos Jeronimos
ll Monastero dei Geronimiti, monumento più importante del Paese, è il capolavoro dello stile manuelino. La costruzione della chiesa e dei chiostri dell’ordine dei Geronimiti prese avvio nel 1502, per ordine di Dom Manuel I, per ringraziare Dio dei buoni esiti delle esplorazioni per mare.
Nel Monastero, all'interno della Igreja de Santa Maria, ai lati dell'ingresso, dormono Vasco da Gama, a sinistra, e Luis de Camoes, a destra, poeta e padre della patria. Poi si entra nel fiabesco Chiostro, un elegante merletto di pietra bionda, che accoglie il riposo di un altro grande poeta, Fernando Pessoa, cantore dell'anima lisboeta.

Non è possibile lasciare Belém senza fare una sosta nella famosissima Antiga Confeitaria de Belém, poco distante dal Monastero. Questa pasticceria, fondata nel 1837, è un'istituzione lisboeta e quasi un monumento essa stessa. La sua facciata ad azulejos bianchi e blu richiama l'interno, decorato anch'esso con splendidi quadri di piastrelle di maiolica.


CRISTO REI
Attraverso il Ponte 25 de Abril(così chiamato in ricordo della Rivoluzione dei garofani, che ha liberato il Portogallo dalla dittatura di Salazar, il ponte sospeso più lungo d’Europa, inaugurato nel 1966) si arriva alla gigantesca statua del Cristo Re. Il monumento, eretto nel 1938 e copia di quello che si trova a Rio de Janeiro, in Brasile, è alto 113 metri (la statua da sola misura 28 metri).Dalla terrazza, raggiungibile in ascensore, si gode un panorama mozzafiato del fiume Tago e dell'intera città.

Altre città visitate:










Fatima, Nazaré, Obidos,

Sintra, Cabo da Roca, Coimbra, Batalha.

martedì 22 agosto 2006

Minestra di riso e scarola

Le minestre sono per me un cibo di conforto. Nulla di meglio che tornare a casa, una fredda sera d'inverno, e trovarne in tavola una fondina fumante. Questa è davvero buona.
MINESTRA DI RISO E SCAROLA

Ingredienti per 4 persone
1 grosso cespo di scarola
olio extravergine di oliva
150 g di pancetta dolce
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 spicchio d’aglio, tritato finemente
sale grosso
160 g di riso per minestre
Lavare molto bene la scarola. In una pentola mettere acqua e un po' di sale grosso, ½ cipolla, ½ gambo di sedano; quando l'acqua arriverà a bollore aggiungere le foglie più grosse e dure della scarola. Lasciare cuocere per un quarto d’ora. In una pentola di coccio versare un poco di olio extravergine di oliva, la restante mezza cipolla, finemente tritata, lo spicchio d’aglio e il resto del sedano, pure lui tritato fine. Lasciar appassire; aggiungere la pancetta a dadini, rosolarla bene quindi unire il resto della scarola, tagliata a strisce. Dopo che tutto sarà insaporito, versarci sopra il brodo fatto con le verdure, debitamente filtrato. Cuocere un quarto d’ora; gettare il riso e portare a cottura. Completare con un giro d’olio, una macinata di pepe e, volendo, del parmigiano grattugiato.
Come variante si può aggiungere una patata, da schiacciare quando cotta, e un po' di pomodoro.

venerdì 11 agosto 2006

Cake salato

L'ho preparato stamattina per il pic-nic di mia figlia. Conservarlo ben fasciato in alluminio.


CAKE SALATO
260 g farina
2 cuchiaini di lievito per torte salate
1 cucchiaino di sale fino
3 uova
3 cl olio di girasole
4 cl vino bianco secco (o latte)
60 g formaggio Galbanino tagliato a minuscoli dadi
130 g prosciutto cotto tagliato a dadini
80 g olive nere denocciolate
80 g olive verdi denocciolate

In una bacinella setacciare la farina con il sale e il lievito. In un altro recipiente mischiare, con una forchetta, le uova, l'olio e il vino bianco.Unire gli ingredienti liquidi a quelli solidi, mescolando brevemente.Aggiungere il resto degli ingredienti e versare dentro uno stampo da cake oliato e infarinato. Cuocere per 40/45'a 180°C. Prima di estrarre dal forno, introdurre uno spiedino di legno al centro della preparazione: dovrà uscirne asciutto..

mercoledì 9 agosto 2006

Filetto Strogonoff

"...L'altra scoperta deve la sua origine alle vacanze della zarina Maria nei fiordi norvegesi, dove Strogonoff esercitava la professione di medico tra i cacciatori di balene. Non si sa esattamente come, ma il medico somministrò una cura gastrica a tutto il seguito imperiale di San Pietroburgo per un'intossicazione da aringhe polari. La cura consisteva in una rigida dieta di riso bianco con pezzi di mucca precedentemente fermentati in panna acida e succo di cipolle, ed ecco qui l'origine del famoso filetto Strogonoff, che quell'inverno fu di moda alla corte moscovita e al Caffè Puskin, sulle sponde della Neva.”
Da: Gelati di passione-Roger Salas


Ho provato un paio di versioni della celebre ricetta e devo dire che mi sono piaciute entrambe. A voi la scelta

FILETTO STROGONOFF versione 1



Ingredienti per 3 persone
400 gr. filetto di manzo
1 piccola cipolla tritata finissima (50g)
20 g porcini secchi ammollati per 20’ in acqua tiepida (ci vorrebbero quelli freschi)
olio e burro q.b.
2 dita di vodka
prezzemolo tritato
200 ml panna acida
1 cucchiaino di senape in polvere Colman’s
sale, pepe e poca farina

Tagliare il filetto a striscette. Metterlo in un piatto, salarlo e peparlo, infarinarlo leggermente.
In una padella soffriggere, con un pochino di olio, mezza cipolla tritata. Unire i funghi e lasciare cuocere per una decina di minuti, aggiungendo dell’acqua calda se dovessero asciugare troppo.Condire con sale e pepe e tenere da parte.
Prendere un'altra padella, metterci un po' d'olio, una noce di burro e la rimanente cipolla, rosolare e aggiungere la carne.Far saltare velocemente; quando la carne e' uniformemente colorita bagnarla con la vodka e fiammeggiare.Unire i funghi tenuti da parte. Mescolare il cucchiaino di senape alla crème fraîche, amalgamare bene e versare sulla carne. Correggere di sale e pepe.Scaldare il tutto e cospargere di prezzemolo tritato.
Si può abbinare alla purea di patate oppure mettere al centro del piatto individuale una cupoletta di riso pilaw, contornare con la carne e i funghi, dare ancora un giro di prezzemolo e portare in tavola.


FILETTO STROGONOFF versione 2
(liberamente ispirato al "Filetto Strogonoff come mi pare" di Ugo Tognazzi)





Ingredienti per 2 persone
2 bei filetti di manzo
burro e olio q.b.
sale e pepe
mezzo bicchiere di Cognac
2 cucchiaini da caffè di senape in pasta
mezzo cucchiaino da caffè di polvere di funghi*
uno spruzzo di Worcester sauce
150 ml circa di panna

In una padella (meglio se di rame) far scaldare un pezzetto di burro con un cucchiaio d'olio, rosolarvi i filetti da ambo le parti per pochissimi minuti, salarli, peparli, tolgierli dal fuoco e tenerli in caldo. Nella padella versare il cognac(fatto leggermente riscaldare in un pentolino a parte)e fiammeggiare. A fiamma spenta, insaporire con la polvere di funghi, la senape, la Worcester sauce e la panna. Mescolare dolcemente a fuoco medio per un paio di minuti. Rimettere i filetti in padella, scaldarli nella salsa e servire immediatamente.

Contorno: riso parboiled lessato, condito con una noce di burro e compresso in cocottine di ceramica dal fondo preventivamente cosparso di semi di sesamo tostati (facoltativo).

*polvere di funghi: tritare nel robot da cucina qualche fungo secco e conservare la polvere in un vasetto di vetro ben chiuso. Utilissima, sostituisce e dà l'aroma quando non si hanno funghi a disposizione.

lunedì 7 agosto 2006

Lunedì

Oggi è una splendida giornata: un cielo sereno e un venticello malandrino.Niente di meglio che gustarsi un caffè in terrazza, accompagnato da una fetta di pie di mele e more


venerdì 4 agosto 2006

Ritratto di signora con cappello


Come mi immagina Artè

Crema di pesche con spuma al cocco

L'idea me l'ha data lo chef Simone Rugiati, Gambero Rosso Channel.Come al solito, ho modificato alcune cose e questa è la mia versione.


CREMA DI PESCHE con SPUMA AL COCCO
4 grosse pesche noci
1 lime
4 foglie di erba cedrina
zucchero di canna a piacere
1 foglio di colla di pesce

qualche fragola

per la spuma al cocco:
165 ml di latte di cocco SAVE
200 ml di panna
4 o 5 cucchiai di zucchero a velo

Sbucciare le pesche, tagliarle a spicchi, zuccherarle a piacere, irrorarle con il succo di lime e profumare con l'erba cedrina. Lasciar macerare la frutta per un paio d'ore, al fresco. Trascorso questo tempo, togliere le foglie di erba cedrina e frullare il resto in purea. Ammollare in acqua fredda un foglio di colla di pesce, scaldare qualche cucchiaio di succo d'arancia e sciogliervi la gelatina. Incorporare alla purea di pesche. Versare il preparato in quattro coppe di vetro e tenere in frigo fino al momento di servire. Preparare la spuma: sciogliere, in una terrina, lo zucchero a velo nel latte di cocco. Mescolare accuratamente, onde non si formino grumi. Aggiungere la panna. Versare nel sifone, caricare con una cartuccia, scuotere per qualche secondo e tenere in frigorifero.
Prima di servire, lavare e tagliare a tocchetti alcune fragole.Zuccherarle leggermente (se piace). Distribuirne qualche cucchiaiata sopra la crema di pesche e guarnire il tutto con un bel ciuffo di spuma al cocco.

Per altre spume dolci vedere
spuma allo yogurt
spuma di zabaglione
spuma di salsa olandese