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domenica 23 marzo 2008

Buona Pasqua!


La Santa Pasqua

Il momento della Resurrezione era solenne.
Venivano liberate le campane tenute legate durante la morte del Cristo e suonavano a lungo per consentire che ciascuno potesse correre al lago, o a una fonte, oppure al secchio stesso di casa, per bagnarsi gli occhi con l’acqua, che era considerata in quel momento benedetta. E in molti luoghi si annodava una corda attorno a un albero da frutta, per legarvi simbolicamente i fiori che erano prossimi a sbocciare, cosicché non cadessero immaturamente.
In Tremezzina, sulla porta della chiesa, il parroco benediceva un rotolo di corda per barche e ne staccava un capo con una fiammella; i ragazzi correvano a distribuire pezzetti di quel moncone nelle case, ricevendone regali. Sulla montagna, i piccoli caprai buttavano un sasso lontano, per cacciare i serpenti velenosi.
Il giorno di Pasqua, dopo la messa, ciascuno festeggiava in famiglia la solennità: la primavera era ormai vicina anche sulla montagna e si apriva la speranza dopo i duri mesi di privazione dell’inverno. Nel pomeriggio, però, gruppi di uomini e di ragazzi, i componenti della banda soprattutto, che avevano partecipato alle processioni, giravano per le case dei più abbienti del paese a fare una suonatina e a raccogliere uova sode e fiaschi di vino. L’ultimo ricordo della Pasqua si sarebbe avuto in occasione del prossimo battesimo: il neonato che rompeva la nuova acqua battesimale doveva offrire al parroco un capretto; il sacerdote l’avrebbe diviso in due, metà per sé e una metà per gli ammalati. Tutto dunque, anche a Pasqua, finiva come ogni vicenda umana, triste o lieta che fosse: una buona mangiata in compagnia!

Bibliografia
Noi gente del Lario-Pietro Pensa- ed. Cairoli, Como, 1981


Chiesa di san Lorenzo a Tremezzo (lago di Como)



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