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lunedì 31 maggio 2010

Il giardino di maggio



bocciolo di Elle - Meilland



Elle - Meilland
Charles Rennie Mackintosh - David Austin e Berolina - Meilland (bocciolo giallo)
René Goscinny - Meilland


Clematis "Rouge Cardinal"
Charles de Gaulle (Meilland 1974)
Princess de Monaco (Meilland 1982)
Collezione Meilland


Alan Titchmarsh - David Austin
Palais Royal (Meilland)
Palais Royal (Meilland)
Clair Matin - Meilland
Clair Matin - Meilland

Benjamin Britten - David Austin
Jubilee Celebration -David Austin
Maria Theresia - Tantau
Blush Noisette (Noisette 1825)

Cornus Kousa varietà "Heart Throb"

Maria Theresia - Tantau
Clematis "Pilu"

Anche quest'anno, nonostante le piogge e i lavori edili che hanno ridotto a malpartito il giardino, le rose sono fiorite copiose. Fioritura abbondantissima per le varietà Alan Titchmarsh - David Austin, Palais Royal di Meilland (fiori enormi, color rosa pallido)e Maria Theresia - Tantau (color rosa, tantissimi petali). Si conferma rosa di straordinaria bellezza la classica Elle di Meilland. Sono stupita e felice dell'abbondantissima fioritura di una rosa rossa rampicante, comprata più di vent'anni fa e sopravvissuta a numerosi trapianti, così come mi affascina un'altra rosa rosso rubino, con fiori enormi, che ha stentato ad acclimatarsi per un paio d'anni ma ora regala rose stupende, anche se in piccola quantità. Purtroppo, di molte non conosco il nome ma che importa? La loro bellezza mi ripaga di tutto.

giovedì 27 maggio 2010

Insalata di polpo e patate

C'è ancora qualcuno che non conosce questa ricetta o che non abbia partecipato ad accese discussioni su: quanto deve pesare un polpo, per quanto tempo va cucinato, tappo sì-tappo no, scottarlo per tre volte in acqua bollente prima di immergerlo definitivamente o partenza da acqua fredda, aggiunta o meno di sale ed aromi nell'acqua? E che nessuno si azzardi ancora a chiamarlo polipo, neh? E' chiaro che ognuno ha i suoi segreti per rendere tenero un polpo e anch'io non sfuggo alla regola. Per lungo tempo ho aggiunto all'acqua di cottura lo scaramantico (e inutile) tappo di sughero ma devo dire che, per la mia esperienza, l'unico segreto, oltre alla materia prima di buona qualità, è quello di partire da acqua fredda e, una volta giunto a cottura, lasciar intiepidire il polpo nella sua acqua. Sempre secondo la mia pratica, riesce bene sia nella pentola di coccio che nella pentola a pressione; per forza di cose, il tempo di cottura varierà a seconda del recipiente usato.

Si risciacqua il polpo, si lavano bene 3 o 4 patate con la buccia, si mette il tutto dentro una pentola di coccio, ricoprendo con acqua fredda. Niente sale. Arrivato il bollore, si abbassa la fiamma al minimo e si cuoce, coperto, per un determinato tempo (dai 45' a 1h, molto dipende dalla dimensione del polpo). Si spegne e si lascia intiepidire nella sua acqua. Si pelano le patate e si tagliano a cubetti, si salano e si condiscono con un filo d'olio extravergine. Il polpo, debitamente spellato e privato parzialmente delle ventose (so che, arrivati a questo punto, la Orsy inorridirà: lei ama le ventose!) verrà tagliato a pezzetti e condito separatamente con una salsina a base di prezzemolo tritato con poco aglio, sale, pepe, succo di limone, olio extravergine. Le patate si possono liberamente cuocere a parte, magari a vapore.

Curiosità: una bellissima divagazione sul polpo in insalata la potete leggere qui

Baccalà in guazzetto

Continua la sagra del baccalà. Dopo i saltimbocca, ecco un'altra preparazione veloce e appetitosa. I piccoli tranci di pesce, dopo una veloce rosolatura, si stringono in intimo abbraccio con pomodori e vino bianco, dando vita ad un sughetto da leccarsi i baffi. Olive nere, capperi ed erbe aromatiche completano l'idilliaco quadretto.



Per 2 persone:
300 g circa di baccalà già ammollato
un filo d'olio
1 spicchio d'aglio novello
qualche rametto di timo, santoreggia e maggiorana
5 pomodori perini, spellati e tagliati a filetti
mezzo calice di vino bianco secco
qualche oliva di Gaeta
una manciata di capperi dissalati
poco sale
prezzemolo tritato per la guarnizione

Dopo l'acquisto, tenere a bagno il baccalà in acqua fresca per ancora mezza giornata. Al momento opportuno, asciugarlo bene, privarlo della pelle e delle eventuali lische, tagliarlo in pezzi regolari non troppo grandi. Mettere uno spicchio d'aglio, le erbe aromatiche e un filo d'olio in una padella antiaderente. Quando il tutto prenderà calore, farvi rosolare il baccalà per pochi minuti su entrambi i lati. Aggiungere i pomodori e, dopo un minuto, il vino (adoro quel retrogusto lievemente acido che rimane nel sugo di pesce). Salare con grande circospezione il sughetto (il baccalà normalmente non ne ha bisogno), aggiungere i capperi, coprire e cuocere ancora brevemente. Poco prima di servire, mettere le olive, dare ancora qualche secondo di cottura e portare in tavola, guarnendo con un po' di prezzemolo tritato.

Anche il Corrierone parla di 99 Colombe



Con molto piacere stamattina, sfogliando Sette, il magazine del Corriere della Sera, ho letto ( pag.22) un breve articolo in cui si parla del blog 99 Colombe e di come l'iniziativa di Artemisia e delle food-blogger, a sostegno della campagna di promozione e diffusione dei prodotti dell'azienda aquilana Sorelle Nurzia, abbia contribuito alla rinascita commerciale dello storico marchio.

martedì 25 maggio 2010

Zucchine ripiene alla genovese di Annamaria

Le zucchine ripiene di carne sono buone, ma queste con il ripiene di magro alla genovese, fatte con la preziosa ricetta dell'amica Annamaria sono fantastiche. Le ho già rifatte tre volte e credo che oggi le riproporrò per la quarta! Ottime gustate sia calde che fredde.



4 zucchine di medie dimensioni
1 uovo intero
1 cucchiaio colmo di parmigiano + un extra per lo spolvero
1 cucchiaio scarso di pangrattato
sale,pepe, maggiorana fresca tritata
1/2 cipolla piccola
un filo di olio extravergine
fiocchetti di burro

Lavare le zucchine e tagliarle in tre tronchetti. Scottarle in acqua bollente, leggermente salata, per 5 minuti. Scolarle, svuotarle della polpa con un levatorsoli. Tritare il ricavato (io aggiungo sempre un paio di pezzi svuotati, per aumentare il quantitativo di ripieno) e metterlo a insaporire per una decina di minuti in un leggero soffritto di olio e cipolla. Far intiepidire, quindi versare in una ciotola, aggiungendo tutti gli altri ingredienti. Mescolare accuratamente e ripartire il ripieno nelle barchette di zucchina. Adagiare in una teglietta ricoperta di carta forno, spolverare con un po' di parmigiano grattugiato e aggiungere qualche fiocchetto di burro. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 35-40'.
E come dice Annamaria: "Gustare religiosamente,sono un piatto poverissimo e buonissimo".

Insalata di champignon con vinaigrette alla senape

Una preparazione semplicissima e un buon contorno per arrosti freddi di maiale o di agnello.



una vaschetta di funghi champignon bianchi
2 cucchiaini di senape di Digione
sale, pepe bianco macinato al momento
il succo di 1/2 limone
olio extravergine q.b.

Lavare velocemente i funghi sotto acqua corrente, non prima di aver eliminato la parte terrosa del gambo. Asciugarli bene in carta da cucina e, se necessario, pelare le cappelle (lo consiglia Igles Corelli ma io, in verità, non lo faccio quasi mai). Tagliare i funghi a fettine regolari e non troppo sottili. Preparare la salsina cominciando a diluire il sale nel succo di limone e nella senape. Aggiungere piano piano, servendosi di un frustino, l'olio extravergine, fino ad ottenere un'emulsione densa. Correggere di sale e pepare. Versare sui funghi e mescolare con delicatezza.

Carciofi ripieni in tegame

Prima che mi scordi questa ricetta (ormai i carciofi sono quasi scomparsi dai banchi del mercato), corro a riporla nell'archivio del blog. Di solito cucino i carciofi sardi o liguri (quelli con le spine) e mai i romaneschi; questa versione me l'ha consigliata mio cognato e l'ho trovata molto appetitosa.



4 carciofi romaneschi (mammole)
succo di limone
un mazzetto di prezzemolo tritato
uno spicchio d'aglio tritato
un'acciuga sott'olio, spappolata con la lama di un coltello
un cucchiaio di capperi (dissalati e tritati)
un cucchiaio di parmigiano grattugiato e un cucchiaio di pangrattato
sale e pepe
olio extravergine abbondante

Si levano dai carciofi le foglie piu esterne e se ne pareggiano le punte. I gambi, pelati e divisi in due, si aggiungeranno al resto. Man mano che si puliscono, si immergono in acqua acidulata. Dopo averli accuratamente asciugati, si battono sul piano di lavoro per aprirne le foglie e si estrae (con l'aiuto di un cucchiaino) l'eventuale barba. Si prepara un ripieno con tutti gli ingredienti elencati e lo si distribuisce all'interno dei carciofi, tra foglia e foglia. Finita questa operazione, si dispongono i carciofi a testa in giù in una casseruola che li contenga a misura; si uniscono i gambi, si condisce con sale e pepe e si irrora con del buon olio e acqua bollente fino a circa 3/4 dell'altezza dei carciofi. Si chiude con coperchio e si cuoce per circa mezz'ora o fino a quando la verdura sarà ben tenera e il fondo evaporato quasi completamente.




domenica 23 maggio 2010

Fettuccine verdi agli spinaci, ricotta e pinoli

Ho seguito recentemente una puntata su Alice tv in cui Csaba della Zorza preparava una cena veloce e leggera, proponendo questa pasta e, a seguire, una piacevole insalata di caprino e barbabietole. Ho rifatto entrambe le ricette e le ho trovate molto indovinate.

Per 4 persone:
400 g di fettuccine verdi ( io ho usato le Rana, ma si possono fare in casa seguendo, per esempio, questa ricetta)
burro q.b.
250 g di spinaci baby
2 manciate di pinoli (tostati a secco in un padellino antiaderente)
sale, pepe bianco
200 g circa di ricotta freschissima

Far sciogliere il burro in un wok e farvi saltare per pochi secondi gli spinaci (dovranno solo lievemente appassire); salare e pepare. Nel frattempo, lessare le fettuccine al dente, travasarle nel wok e farle velocemente insaporire, aggiungendo i pinoli tostati. Disporre la pasta nei piatti individuali, guarnendo con fiocchetti di ricotta ed un filo d'olio.

sabato 22 maggio 2010

Pesce spada con olive e capperi

Ho la fortuna di trovare al mercato un fornitore di eccellenti prodotti tipici italiani:pinoli di Pisa, pomodori essiccati pugliesi, mandorle,scorze candite di agrumi, acciughe sotto sale, capperi di Salina, un origano profumatissimo e una tale varietà di olive da soddisfare il cliente più esigente. Con parte di questi ingredienti, qualche tempo fa ho preparato del pesce spada veramente saporito, prendendo la ricetta da questo sito.



500 g di pesce spada tagliato in 4 fette
olio extravergine
1 spicchio d'aglio tritato
prezzemolo tritato
1 cipolla
4 filetti di acciuga
1 cucchiaio di capperi sotto sale di Salina
6 o 7 olive nere (io ho usato quelle di Gaeta)
1 bicchiere di vino bianco secco
un pizzico di origano
sale, pepe
1 limone tagliato a spicchi

Lavare i tranci di pesce spada, asciugarli accuratamente, metterli ad insaporire in un miscuglio di olio, aglio, prezzemolo, un nonnulla di sale e di pepe. Nel frattempo, preparare la salsa di accompagnamento. Dissalare i capperi e tritarli al coltello. Dissalare e diliscare le acciughe. Far appassire in un filo d'olio la cipolla tritata; aggiungere le acciughe, i capperi, le olive (denocciolate e tritate grossolanamente), il vino e l'origano. Portare a bollore e far restringere la salsa per una decina di minuti. Scaldare una padella antiaderente e farvi dorare il pesce spada su entrambi i lati. Versarvi sopra la salsa, lasciare insaporire brevemente e servire, accompagnando con spicchi di limone.

venerdì 21 maggio 2010

Petto di faraona farcito al profumo di agrumi

Le carni della faraona sono una bella alternativa a quelle del solito pollo; il petto, tuttavia, è molto asciutto e per questa ragione, una volta riempito con la delicata farcia agli agrumi, ho preferito avvolgerlo nella carta forno, grazie alla quale si è conservato morbido e fragrante. L'alternativa sarebbe di bardarlo con della pancetta, del prosciutto crudo o del lardo, ma non ho voluto appesantire la preparazione.



Per 4 persone:

2 petti di faraona (circa 650g)
1/2 carota
1/2 gambo di sedano
1/2 cipolla
timo
un ciuffo di rosmarino
estratto di carne
15 g di mollica di pane raffermo ammollata nel latte
40 g di prosciutto cotto o crudo
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano reggiano
sale, pepe bianco
poca scorza grattugiata di arancia e limone
olio extravergine
un calice di Prosecco

Privare i petti della forcella (rimarrà attaccata un po' di carne); mettere in un tegame con un filo d'olio, un ciuffo di rosmarino, qualche rametto di timo e un trito di sedano, carota e cipolla. Far rosolare per una decina di minuti, bagnare con mezzo calice di Prosecco, lasciar sfumare. Unire un po' di acqua bollente e cuocere, coperto, per una mezz'ora. Trascorso questo tempo, eliminare gli ossicini, il rosmarino e il timo e passare la salsa al setaccio. Colorirla con una punta di estratto di carne. Nel frattempo, separare i filettini dai petti (se ne ricaveranno circa 125g); passarli al tritatutto con il prosciutto e la mollica di pane, ammollata e strizzata. Aggiungere un uovo, il grana, qualche fogliolina di timo, sale, pepe e un po' di scorza grattugiata di agrumi. Come al solito, dosare con parsimonia questi profumi. Dividere a metà per il lungo ogni petto di faraona. Praticare su tutti un'incisione sul lato più spesso, in modo da ricavarne una tasca che si rbatterà delicatamente e si riempirà con la farcia. Chiudere bene l'apertura, salare leggermente, pepare, avvolgere ogni porzione in un rettangolo di carta forno, chiudendo le estremità con un po' di spago da cucina. Deporre gli involtini dentro la casseruola contenente la salsa, irrorare con un filo d'olio, il resto del Prosecco e un mestolino d'acqua bollente. Cuocere in forno caldo a 180°C per circa 45'. A tempo debito, scartare i petti e metterli ad insaporire per un paio di minuti nel loro intingolo. Tagliarli a fettine. Servire mettendo nel piatto un po' di salsa a specchio e appoggiandoci sopra in cerchio le fettine di faraona. Io ho accompagnato con patate e carciofi al forno.







Sgombro al limone

Generalmente non amo cucinare il pesce azzurro, anche se conosco e ne apprezzo le indiscusse qualità salutari. Ieri ero dal mio pescivendolo e avevo appena comprato dei calamari per fare una delle mie paste preferite; curiosando sul bancone ho visto dei bellissimi sgombri e, considerando che ero sola a pranzo, ho deciso di tentare una ricetta trovata su un vecchissimo numero de La Cucina Italiana: gli sgombri al limone. Nonostante una iniziale diffidenza, devo dire che, alla fine, il sapore mi ha convinto, grazie anche al fresco apporto del limone e della menta.



uno sgombro (circa 400g)
un grosso limone non trattato
prezzemolo,menta, uno spicchietto d'aglio tritati
sale e pepe bianco
1 cucchiaio di olio extravergine
1/2 cucchiaio di aceto di vino bianco

Squamare ed eviscerare il pesce. Lavarlo sotto acqua corrente, asciugarlo in carta da cucina, salarlo e peparlo sia internamente che esternamente. Riempire la cavità ventrale ocn un po' del trito preparato. Lavare un grosso limone e, con l'aiuto della mandolina, tagliarlo a fette di 3 mm di spessore. Disporre le fette sul fondo di una pirofila; accomodarvi sopra il pesce, cospargere con il resto del trito aromatico, un cucchiaio d'olio e l'aceto. Cuocere in forno caldo a 200°C per circa 20-25 minuti.